Isis, cappuccino e shish kebab: breve guida al Califfato

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 Maggio 2015 13:14 | Ultimo aggiornamento: 26 Maggio 2015 13:14
Isis, cappuccino e shish kebab: breve guida al Califfato

L’immagine di copertina della Breve Guida allo Stato Islamico

BAGHDAD – “Se pensate che nello Stato Islamico si viva di pane raffermo e acqua infetta sbagliate di grosso”. Parola di Abu Rumaysah al Britani, foreign fighter britannico autore del pamphlet Breve Guida allo Stato Islamico (A brief guide to Islamic State) che offre indicazioni su cibo, clima, alloggi e trasporti ai potenziali visitatori del Califfato.

L’elenco comprende deliziosi cappuccini “senza eguali nella regione” insieme con “succulenti” shawarma (il kebab come lo conosciamo noi) e “gustosi” shish kebab (spiedini di carne). Un menu che nei toni ricorda a tratti la voce dell’altoparlante che sui convogli Trenitalia ci invita a recarci alla carrozza ristorante. Pura propaganda, per invitare i turisti a visitare il tanto “mistificato” Stato Islamico. Il rischio di imbattersi nei tagliagole è cosuccia di poco conto rispetto alle prelibatezze offerte: gelati e “più che soddisfacenti” sandwich di falafel, da “innaffiare con cocktails di frutta”.

Anche il clima è paradisiaco, “mediterraneo da resort vacanziero”: il caldo torrido di certe stagioni, assicura la Guida, è mitigato dal fresco all’interno delle moschee, dall’acqua distribuita a profusione lungo le strade e dall’abbigliamento coprente per uomini e donne che protegge dal peccato ma anche dal sole.

Quanto ai trasporti sono ancora carenti ma, assicura al Britani, i jihadisti si stanno attrezzando: “Il Califfato si sta espandendo e ha bisogno di un’adeguata rete di trasporti”. Ecco perché l’Isis conta sulle decine di ignegneri civili arruolatisi per la causa, a loro è affidato il compito di studiare un sistema di collegamento che va da Raqqa a Falluja, per far saltare definitivamente i confini disegnati dall’Occidente. Del resto i soldi non mancano: si parla di almeno 323 milioni di dollari guadagnati solo grazie al traffico di migranti nel deserto africano.