Isis. Da cieli e mari, le forze in campo per combatterlo

Pubblicato il 26 Novembre 2015 19:56 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2015 19:56
Bombardamenti in Siria

Bombardamenti in Siria

LIBANO, BEIRUT – Con i Tornado e la nave da guerra che la Germania ha deciso giovedi di inviare diventa ancora più intenso il traffico di bombardieri sui cieli della Siria e di unità militari nelle acque del Mediterraneo orientale.

Secondo le informazioni dell’agenzia Dpa, la cancelliera Angela Merkel ha ceduto alle insistenze del presidente francese François Hollande, fornendo da 4 a 6 jet cacciabombardieri, un aereo da rifornimento in volo e una nave che si aggiungerà alla scorta della portaerei francese Charles de Gaulle, da cui nei giorni scorsi sono partite le prime sortite dei Rafale francesi.

Sono così 14 i Paesi che partecipano ai bombardamenti sulla Siria, e a questi si potrebbe aggiungere presto la Gran Bretagna se la Camera dei Comuni voterà in favore della proposta avanzata dal premier David Cameron. L’aviazione di Damasco ha avuto per due anni, dal 2012 al 2014, il controllo esclusivo dei cieli, e ancora oggi continua a bombardare con i jet e i famigerati barili-bomba sganciati dagli elicotteri, non solo su ribelli e gruppi islamisti, ma anche sui civili.

Le operazioni del regime dall’aria sono concentrate su aree dominate dall’Isis (Raqqa e Deir az Zor), dai qaedisti del Fronte al Nusra (parte delle province di Idlib e di Daraa) e altre ancora controllate da gruppi di insorti nazionalisti (parte di Aleppo, Idlib, Latakia, Homs, Daraa e Qunaytra). Dal settembre 2014 hanno cominciato le operazioni anche i jet della Coalizione Internazionale anti-Isis a guida americana, di cui fanno parte, oltre agli Usa, Australia, Canada, Arabia Saudita, Bahrain, Emirati arabi uniti, Qatar, Giordania, Marocco e Turchia.

I loro obiettivi sono posizioni dell’Isis tra l’est di Aleppo e Deir az Zor, passando per Raqqa. Dal 30 settembre scorso ha fatto il suo ingresso la Russia, che grazie al suo accordo di cooperazione strategico-militare con Damasco è l’unico Paese straniero a far decollare i suoi caccia da basi all’interno della Siria. Fino agli attacchi di Parigi, i jet di Mosca si erano concentrati in larga parte su obiettivi non-Isis, colpendo a Idlib, Aleppo, Homs, Latakia, Daraa e nella provincia di Damasco e postazioni di insorti anti-governativi, siano essi qaedisti o di altri gruppi nazionalisti che sul terreno lottano anche contro lo Stato islamico.

Dopo le stragi parigine, Mosca ha intensificato i raid su Raqqa, la ‘capitale’ dello Stato islamico in Siria. Mosca impiega inoltre bombardieri strategici che decollano dal territorio russo ed effettua bombardamenti anche con missili da crociera lanciati dalle sue navi da guerra, sei nel Mediterraneo e quattro nel Mar Caspio. In quest’ultimo caso i vettori attraversano i cieli dell’Iran e dell’Iraq. Il presidente Vladimir Putin ha inoltre ordinato all’incrociatore Moskva di lavorare insieme al gruppo navale francese guidato dalla de Gaulle.