L’Isis minaccia anche Putin, la jihad brucerà il Caucaso

Pubblicato il 4 settembre 2014 10:17 | Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2014 10:17
Combattenti Isis

Combattenti Isis

RUSSIA, MOSCA – L’Isis minaccia anche Vladimir Putin. In un video diffuso su Youtube i jihadisti dello Stato islamico accusano il leader del Cremlino di sostenere il regime del presidente siriano Bashar al Assad e promettono di scatenare una “guerra” nel Caucaso russo per “liberarlo” dai non islamici. La procura generale di Mosca ha reso noto che è stato richiesto all’ente statale per il controllo dei media, Roskomnadzor di limitare l’accesso al video che contiene “minacce di atti terroristici”.

Nelle immagini si vede un aereo militare russo consegnato – a dar credito a quanto affermano i jihadisti – da Mosca al regime del presidente siriano. “Questo messaggio è per te, Vladimir Putin, questi aerei che hai inviato a Bashar, noi li invieremo a te, se Dio lo vuole”, dice uno dei fondamentalisti parlando in lingua araba e con sottotioli in russo.

“Noi libereremo la Cecenia e tutto il Caucaso, se Dio vuole . Il tuo trono è minacciato e cadrà quando arriveremo a casa tua”, aggiunge minaccioso l’uomo. Dopo il collasso dell’Unione Sovietica e le guerre in Cecenia tra le forze federali russe e guerriglia separatista, la ribellione si è progressivamente islamizzata ed è debordata fuori dalle frontiere di questa piccola repubblica per trasformarsi negli anni Duemila in un movimento radicale islamico molto attivo in tutto il Caucaso del nord, dove i fondamentalisti ambiscono a dar vita a “un emirato”.

Ma miliziani islamici ceceni (e caucasici in generale) sono stati segnalati, dopo la sconfitta subita da Mosca in patria nell’ultimo conflitto, su tutti i fronti caldi della jihad mondiale, anche i più lontani: dall’Iraq all’Afghanistan. L’Isis, che ha proclamato un cosiddetto califfato nelle vaste regioni conquistate negli ultimi mesi in Siria e in Iraq, ha seminato ovunque il terrore.

In particolare contro le minoranze dei cristiani locali e degli yazidi. Ha poi rivendicato fra l’altro le barbare decapitazioni di due giornalisti Usa, James Foley e Steven Sotloff. E ha inoltre minacciato in questi giorni di uccidere un terzo ostaggio, il britannico David Cawthorne Haines.