Isis, nuovo orrore: schiave in vendita su Fb. Prezzo 8mila$

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 maggio 2016 17:45 | Ultimo aggiornamento: 29 maggio 2016 17:49
Isis, nuovo orrore: schiave in vendita su Fb. Prezzo 8mila$

Isis, nuovo orrore: schiave in vendita su Fb. Prezzo 8mila$

DAMASCO – Schiave in vendita su Facebook, con foto e prezzo, 8.000 dollari. E’ la nuova frontiera dell’orrore Isis che ha fatto dell’uso dei social network uno dei suoi strumenti più potenti.

Dopo esservi ricorso per propaganda e per attirare nuovi combattenti, il sedicente Stato Islamico si lancia nel commercio online di esseri umani con tanto di regole precise e manuali per rispondere alle “domande frequenti”. Si può fare sesso con prigioniere non ancora adolescenti? E quanto duramente si può picchiare una schiava?

Secondo quanto riportato dal Washington Post, i manuali d’uso sono in circolazione da diverso tempo, ma solo nei giorni scorsi, il 20 maggio, sono apparsi i primi annunci con foto.

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“A coloro che pensano di acquistare una schiava, questa costa 8.000 dollari” si legge in un post datato 20 maggio su un account dal nome Almani, riconducibile a un cittadino di origini tedesche che sta combattendo per l’Isis in Siria. L’annuncio è accompagnato da una foto.

Un secondo messaggio, sempre di Almani, riguarda una seconda schiava, anche lei in vendita per 8.000 dollari. Le foto sono state rimosse poco dopo la loro pubblicazione. Almani nel messaggio che accompagna le due foto invita i suoi amici su Facebook a “sposarsi” e trasferirsi nel territorio occupato dall’Isis fra Iraq e Siria. A chi gli chiede cosa fa valere le due schiave 8.000 dollari e se hanno particolari qualità, Almani replica che il prezzo è determinato dall’offerta e dalla domanda.

Le schiave sono stuprate e vendute, le donne sunnite che sono risparmiate sono tagliate fuori dalla vita normale. Secondo alcune stime, l’Isis ha catturato 1.800 fra donne e ragazze con la conquista delle città yazidi.

Le foto e i commenti di Almani riaprono il dibattito sul controllo dei social network. Facebook è la più veloce a rispondere agli sforzi dei terroristi di usare le sue pagine. I militanti, però, sono diventati più agili e veloci a muoversi fra una piattaforma e l’altra e aprire nuovi account quando i vecchi sono chiusi.