Isis vicino Palmira: uccisi 23 civili, 9 bimbi. A rischio sito patrimonio Unesco

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Maggio 2015 0:37 | Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2015 0:37
Isis vicino Palmira: uccisi 23 civili, 9 bimbi. A rischio sito patrimonio Unesco

Isis vicino Palmira: uccisi 23 civili, 9 bimbi. A rischio sito patrimonio Unesco

BEIRUT – I jihadisti dell’Isis avanzano verso la città di Palmira, in Siria centrale, dove sorge il sito archeologico patrimonio dell’Unesco. In un attacco nei pressi delle rovine della città romana hanno ucciso 23 civili, di cui 9 erano bimbi. Il direttore dell’Osservatorio nazionale per i diritti umani, Rami Abdel Rahman, ha detto che tra le vittime dell’attacco dell’Isis vicino Palmira ci sono familiari di impiegati del governo siriano.

Mentre il governo di Damasco evoca una “catastrofe internazionale”, gli esperti ricordano che le stesse forze lealiste hanno da oltre due anni trasformato l’area archeologica romana in un’enorme caserma a cielo aperto. Palmira è tristemente nota in Siria perché ospita una delle carceri e luoghi di tortura più duri per i dissidenti politici.

Secondo attivisti sul terreno, l’Isis è ora ad appena un chilometro dalla città moderna di Palmira ma le forze governative hanno inviato rinforzi. Talal Barazi, governatore di Homs, capoluogo della regione centrale dove si trova il sito archeologico, assicura che “la situazione è sotto controllo” e che l’aviazione di Damasco ha bombardato le postazioni jihadiste.

Giovedì i jihadisti sono arrivati ad Amriye, sobborgo settentrionale di Palmira. Qui hanno ucciso 26 persone, secondo alcune fonti, militari, secondo altre civili. Mentre centinaia di famiglie, molte delle quali già sfollate da altre zone in guerra, sono fuggite dalla città.

Palmira – anche nota come Tadmor – era fiorita nell’antichità come punto di sosta per le carovane che attraversavano il deserto siriano. Già citata nella Bibbia e negli annali dei re assiri, l’area era stata in seguito incorporata nell’impero romano. L’avvicinarsi dell’Isis ha evocato in molti il terrore che i miliziani possano riservare a Palmira lo stesso destino toccato ai siti iracheni di Ninive, Nimrud e Hatra a sud di Mosul.

Secondo Alberto Savioli, archeologo dell’Università di Udine con decennale esperienza in Siria e in Iraq interpellato dall’Ansa, “l’allarme esiste ma il contesto è diverso: finora l’Isis non ha danneggiato siti siriani altrettanto importanti, come Dura Europos, Mari, Rasafa nel nord e nell’est del Paese. Nimrud e gli altri siti iracheni sono stati in parte distrutti per la loro valenza religiosa e politica. Per la presenza di statue e bassorilievi raffiguranti idoli e divinità, bandite dalla visione jihadista”.

Quando per mesi nel 2013 Palmira fu conquistata dai miliziani delle opposizioni, l’area archeologica non fu danneggiata. Più che la minaccia distruttrice dell’Isis, quello che preoccupa per le rovine è l’approssimarsi degli scontri. Colpi di mortaio sono già caduti nei giorni scorsi sulla parte moderna. E nei combattimenti del 2013 tra governativi e ribelli il tempio di Baal fu gravemente danneggiato.

“Il regime ha da scavato trincee all’interno del sito, ha parcheggiato i carri armati lungo i colonnati, ha aperto il fuoco contro antiche mura”, ricorda Savioli. Mentre l’Unesco lancia un appello alle parti coinvolte: “Lasciate fuori il sito dalle attività militari”.