Israele, doppio attentato: soldato israeliano e una ragazza accoltellati

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 novembre 2014 21:26 | Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2014 21:41
Israele, doppio attentato: soldato israeliano e una ragazza accoltellati

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu

TEL AVIV – Un soldato della guardia di frontiera israeliano accoltellato a Tel Aviv e una ragazza di 25 anni rimasta uccisa in un attacco ad un insediamento ebraico in Cisgiordania. Due attentati che, dopo quelli a Gerusalemme dei giorni scorsi, hanno fatto salire la tensione in Cisgiordania. Mentre in tutto il Paese sono segnalati incidenti, in un crescendo di violenza che ha fatto parlare alcuni di una Terza Intifada, anche se per ora si ha più l’impressione dell’opera di lupi solitari legati in qualche modo ad Hamas ed altre organizzazioni del fondamentalismo islamico.

Il premier Benyamin Netanyahu, che ha convocato in serata una riunione urgente del gabinetto di sicurezza, ha attaccato gli arabo-israeliani che protestano contro lo Stato ebraico, dicendo loro di “andare in Palestina o a Gaza”.

Il primo attacco è scattato lunedì attina nei pressi della stazione ferroviaria Ha Haganah, a sud di Tel Aviv: un giovane palestinese, Nur a-Din Hashiya, del campo profughi di Askar a Nablus (in Cisgiordania), entrato clandestinamente in Israele secondo la polizia, ha accoltellato un soldato israeliano, riducendolo quasi in fin di vita. Alla reazione dei passanti, il palestinese si è dato alla fuga in un palazzo vicino. La polizia ha accerchiato l’edificio e ha catturato l’uomo, che giaceva ferito su un pianerottolo. Il soldato è morto poco dopo il suo arrivo all’ospedale Tel Hashomer.

Il portavoce di Hamas all’estero Hussam Badran – citato da Ynet – ha elogiato l’attacco al soldato:

“E’ un passo benvenuto nella giusta direzione contro i crimini dell’occupante ad Al-Aqsa e a Gerusalemme”.

L’azione, ha aggiunto Badran, è

“una riposta all’esecuzione di un giovane arabo di Kafr Kanna da parte della polizia israeliana, con il sostegno della leadership politica di Israele”.

Il secondo attentato è avvenuto all’ingresso dell’insediamento ebraico di Alon Shvut, in Cisgiordania, con l’uccisione di una ragazza e il ferimento a coltellate di altri tre israeliani. Il palestinese – Maher al-Hashlamun, 30 anni, che sarebbe affiliato alla Jihad islamica – ha prima tentato invano di investire con un auto le persone ferme alla stazione degli autobus. Poi è sceso ed ha cominciato ad accoltellarle, uccidendo la 25enne Dalia Lemkus, che già nel 2006 era stata vittima di un altro attentato palestinese e si era salvata. Le guardie di sorveglianza hanno sparato al palestinese, ferendolo seriamente: non è accertato al momento se sia ancora vivo oppure morto, come era stato detto subito dopo l’attacco. Maher al-Hashlamun, secondo i media, è un ex detenuto, in carcere dal 2000 al 2005 per un attacco ad una pattuglia israeliana, e  liberato in base ad un accordo.

Ma è tutta Israele ad essere in allarme. Subito dopo il doppio attentato, la polizia ha segnalato altri incidenti: pietre lanciate contro un auto delle forze dell’ordine e un autobus a Nazareth nel nord; così come in direzione di un autobus ad Arad e sul Mar Morto e alla Tomba di Rachele, vicino Betlemme e anche a Beersheva.

Dopo gli incidenti a Gerusalemme, con i problemi legati alla Spianata delle Moschee e i due attentati palestinesi ad altrettante stazioni del tram cittadini, la situazione si è accesa anche nel nord di Israele con l’uccisione di un arabo a Kfar Kanna, che si era scagliato con un coltello contro la polizia. Sullo scenario complessivo che si sta delineando, Netanyahu ha indetto una riunione di sicurezza. Ma il premier ha già esposto quella che appare la sua linea:

“A tutti coloro che dimostrano contro lo Stato di Israele e per la Palestina dico una cosa semplice: vi invito a passare dall’altra parte, verso l’Autorità nazionale palestinese (Anp) o a Gaza. Non vi creeremo difficoltà”.

E poi ha aggiunto:

“Per quanti restano, opereremo per ostacolare gli scalmanati e i terroristi con tutti i mezzi a nostra disposizione, comprese nuove leggi. Quelli che incitano al terrorismo non ci vogliono da nessuna parte, né a Gerusalemme né a Tel Aviv. Prometto che questo – ha ammonito il premier che è tornato a criticare “l’incitamento” da parte dell’Anp – non succederà”.

Anche il presidente Reuven Rivlin – oltre l’intera leadership israeliana – è sceso in campo: “Dobbiamo restare uniti”, ha esortato. Mentre il sindaco di Tel Aviv Ron Huldai ha invitato i suoi concittadini “a fare attenzione: come Gerusalemme, Tel Aviv è un simbolo”