Israele: nel quartiere degli ebrei ultrà marciapiedi separati per uomini e donne

Pubblicato il 26 Ottobre 2011 17:04 | Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2011 17:05

GERUSALEMME, 26 OTT – C'è un quartiere di Gerusalemme dove uomini e donne camminano su marciapiedi diversi: è Mea Shearim, storico rione degli haredim, i 'timorati', gli ebrei ultra-ortodossi, e sembra un angolo di Polonia askhenazita del XVIII secolo.

I marciapiedi separati sono un esempio della segregazione di genere praticata dagli ebrei di stretta osservanza anche in luoghi pubblici, malgrado diverse sentenze di tribunale civili abbiano sancito che simili pratiche sono illegali in Israele.

L'ultimo verdetto in ordine di tempo è arrivato il 16 ottobre: la Corte Suprema ha ricordato che le strade di Mea Shearim appartengono in egual misura a uomini e donne, e ha vietato discriminazioni.

"Dal prossimo anno, comportamenti contrari non saranno più tollerati", hanno stabilito i giudici, facendo presumere che la polizia dovrebbe intervenire per far rispettare la decisione. Ma in Israele in pochi sono pronti a scommetterci.

Negli ultimi anni la separazione tra i sessi nelle aree pubbliche è andata aumentando costantemente, con il crescere del peso numerico e dell'influenza nel Paese di timorati e zeloti di estrazione varia.

"La segregazione di genere è un fenomeno relativamente nuovo nella vita ebraica", ha detto Yossi Gurvitz del sito di analisi politica '+972'. "C'é da una decina di anni… frutto avvelenato di quelle correnti di ultraortodossi, in particolare ebrei hassidici, che sostengono che la presenza delle donne (o anche solo ragazzine) li importuni, suscitando pensieri impuri". Da lì a vietare alle donne il marciapiede per gli uomini il passo è stato breve: e non è stato l'unico.

Di recente aveva fatto scalpore la vicenda degli autobus in cui le donne sono confinate nei posti in fondo. Si tratta di linee che servono i quartieri haredim. Una legge non scritta impone alle passeggere, in una sorta di galateo al contrario, di cedere il passo agli uomini e ritirarsi nelle ultime file.

Anche questa pratica è stata bocciata (gennaio 2011) da una sentenza della Corte Suprema: "Gli operatori di trasporti pubblici non dovrebbero ordinare alle donne di sedersi in certi posti solo perché sono donne, né dovrebbero dire loro come vestirsi". Per cercare di far rispettare l'ingiunzione, le femministe di Gerusalemme avevano organizzato un movimento dichiaratamente ispirato a Rosa Parks, l'afroamericana che nel 1955 sfidò l' apartheid sugli autobus, rifiutando di cedere il sedile a un bianco. Le attiviste salivano sui mezzi pubblici nei rioni religiosi e occupavano i primi posti.

Ma in barba alle militanti e ai giudici, in Israele "la separazione tra i sessi nei luoghi pubblici continua a diffondersi", denuncia Gurvitz.

L'allarme viene anche dal movimento per l'ebraismo riformato, il quale nel corso degli anni ha ripetutamente messo in guardia. "Il fenomeno – dichiaravano lo scorso anno alla Knesset alcuni esponenti della corrente più liberal – si sta diffondendo come una malattia in Israele, ne consegue una degradazione delle donne, mortificate in maniera madornale".

Il 'virus' ha contagiato anche la rete: FaceGlat, recente social network destinato agli ebrei osservanti, propone in homepage iscrizioni separate, per uomini e donne, escludendo dunque qualunque contatto tra i due sessi, foss'anche virtuale.