Medio Oriente, nei Territori cresce la paura per i coloni ultras

Pubblicato il 21 Settembre 2011 16:54 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2011 20:37

TEL AVIV, 21 SET – Imbevuti di una ideologia ultra-nazionalista e talora eversiva, presenti nei Territori nei punti di maggiore frizione con i palestinesi dotati di armi e di informazioni di intelligence, protetti in molti insediamenti da un clima di omertà: anche se non particolarmente numerosi – alcune migliaia, su 330 mila ‘settlers’ – i coloni-ultras (noti anche come ‘I giovani delle colline’) rappresentano un incubo non secondario per i responsabili israeliani alla sicurezza. Tanto più a partire da oggi, da quando cioè l’Anp ha iniziato ad organizzare manifestazioni di massa per celebrare la richiesta di piena adesione della Palestina all’Onu.

Il timore di una provocazione grave di questi oltranzisti, determinati ad impedire con tutti i mezzi la costituzione di uno Stato palestinese in quella che definiscono la biblica terra di Giudea-Samaria, si è andato rafforzando fra le forze israeliane di sicurezza, che notano un costante inasprimento nelle loro violenze.

Ancora ieri presso Nablus (a Yitzhar) i ‘Giovani delle colline’ sono stati impegnati in dure colluttazioni con agricoltori di un vicino villaggio palestinese. L’episodio che nelle ultime settimane ha esasperato questi ultras è stato la demolizione, da parte dell’esercito, di tre edifici in un loro avamposto illegale. In reazione due moschee nella zona di Nablus sono state profanate (in una si è anche avuto un tentativo di incendio), diversi automezzi palestinesi sono stati attaccati a sassate, alcuni incendiati, campi agricoli palestinesi sono stati danneggiati, una dozzina di automezzi dell’esercito israeliano sono stati messi fuori uso in un ‘blitz’ senza precedenti condotto fin dentro una importante base militare, e una attivista di Peace Now (impegnata nella documentazione delle attività illegali di coloni) ha ricevuto minacce di morte nella propria abitazione di Gerusalemme.

Secondo Haaretz il servizio di sicurezza interno, lo Shin Bet, segue con allarme queste attività, essendo giunto alla conclusione che gli ultranazionalisti ebrei dei Territori agiscano ormai come gruppi terroristici: mantenendo un basso profilo, operando mediante cellule autonome, raccogliendo sistematicamente informazioni sui bersagli da colpire e passando all’azione senza telefonini, per non lasciare tracce.

In Cisgiordania si è creato ”un universo parallelo”, ha denunciato un riservista israeliano sul quotidiano religioso Makor Rishon, dopo aver servito nei Territori. Quegli ultras ”hanno messo a repentaglio la vita di noi soldati che pure dovevamo garantire loro protezione da attacchi palestinesi”.

E negli insediamenti dove essi risiedono, gli abitanti – secondo il riservista – garantiscono loro omertà. (Per il ‘blitz’ nella base militare è stato arrestato un colono di 27 anni, ma i suoi vicini insistono nel difenderlo, descrivendolo tutt’al più come un ”vanesio millantatore”).

D’altra parte l’esercito israeliano è anche preoccupato che masse di palestinesi possano puntare verso insediamenti isolati per poi irrompere al loro interno. Queste colonie sono ora presidiate da militari, incaricati di dar man forte alla popolazione locale. Hanno ricevuto ordini tassativi: se proprio obbligati a sparare, dovranno tirare in aria o puntare alle gambe di chi li minaccia. Ma non fare vittime. Eppure anche su questo fronte resta elevato il timore che, in situazioni convulse e drammatiche, qualcuno perda il controllo dei nervi ed inneschi incidenti che potrebbero allora ripercuotersi in tutta la Cisgiordania.