Italiani scomparsi in Messico, i codici segreti della polizia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 marzo 2018 16:47 | Ultimo aggiornamento: 16 marzo 2018 16:47
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Italiani scomparsi in Messico, i codici segreti della polizia

ROMA – Non si hanno ancora notizie dei tre napoletani scomparsi in Messico. La Farnesina sta seguendo il caso con l’ambasciata a Città del Messico in stretto raccordo con le autorità locali e in costante contatto con la famiglia.

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I tre scomparsi sono Raffaele Russo, venditore ambulante, suo figlio Antonio e suo nipote Vincenzo Cimmino, tutti originari di Napoli. Il primo a sparire, attorno alle 15 del 31 gennaio 2018, è stato Raffaele Russo. Due ore dopo il figlio Antonio e il nipote Vincenzo, di 25 e 29 anni, non riuscendo più a parlare al telefono con il sessantenne, sono andati nel punto dove il gps dell’auto presa a noleggio segnalava la sua ultima posizione.

Sono passati quasi due mesi e dall’arresto e successiva incriminazione di 4 agenti della polizia messicana non ci sono stati ulteriori passi avanti. Certo, uno dei poliziotti ha confessato di aver venduto i tre napoletani ad un cartello del narcotraffico ed è stata fatta maggiore chiarezza sulla dinamica della vicenda compreso il movente e l’attività che i tre conducevano.

Adesso spunta un’ultima telefonata effettuata verso il cellulare di Vincenzo Cimmino, uno dei tre napoletani di cui si sono perse le tracce, e fatta da Francesco Russo, cugino di quest’ultimo. Il documento è contenuto nel file Fed/Seido/Ueidms-Jal 171/2018 che racchiude tutti gli elementi raccolti dalla Procura specializzata in delinquenza organizzata e dall’Unità speciale sequestri ed è stato diffuso ieri in un reportage di Patricia Dàvila su ‘Proceso‘.

Da quel documento si apprende che agli ultimi messaggi vocali inviati via WhatsApp da Vincenzo Cimmino e Antonio Russo, appena fermati dalla polizia, fece seguito una telefonata della quale fino ad ora non era stata diffusa la notizia. Vincenzo Cimmino non parla ma lascia aperto il collegamento, probabilmente per dare modo al cugino Francesco Russo di ascoltare quel che sta succedendo.

”Si sentono voci in sottofondo, – si legge su Il Mattino – quasi certamente quelle degli agenti che hanno appena fermato gli italiani. Il contenuto è surreale: composto esclusivamente da una serie di numeri. Subito c’è un numero ripetuto due volte, ‘quince, quince’, quindici. Poi una sequenza 34-11-77-60-06 ripetuta tre volte scandendo bene le cifre e seguita da una richiesta ‘ricevuto?’. Subito dopo un’altra sequenza, 43 – 11- 58 – 42 – 45, anche questa scandita con precisione. Poi cala il silenzio e Francesco chiude la comunicazione preoccupato, per andare a sporgere denuncia sperando di ritrovare al più presto i suoi congiunti”.

Il giornalista Paolo Barbuto de Il Mattino ha chiesto un parere a un esperto di codici militari che ha ricordato l’esistenza di un ”Codigo Mil’‘ in utilizzo nel passato in Messico. ”Così ci siamo procurati una copia – scrive Barbuto su Il Mattino – e abbiamo provato a tradurre le sequenze numeriche riportate nei documenti ufficiali. A questo punto è utile chiarire che si tratta esclusivamente di una ipotesi fatta dal nostro giornale, non ci sono fonti ufficiali che confermano l’applicazione di questo codice nelle parole dei poliziotti corrotti di Tecalitlan”.

Ed ecco la ”traduzione” che il quotidiano ha fatto: ”Il primo numero, ‘quince’, quindici, nel codice sta a indicare il carburante: i due napoletani sono stati fermati a una stazione di servizio mentre facevano rifornimento”. Poi c’è una richiesta di non diffondere la notizia (34), di chiudere i collegamenti radio (11), di restare in allerta (77). Gli ultimi due numeri, 60 e 6 indicano rispettivamente ”narcotici” e ”ricerca”.

”La seconda sequenza indicherebbe, secondo il ‘codigo mil’ che si tratta di agenti motociclisti (43), che bisogna chiudere i collegamenti radio (11), che c’è un’automobile (58), che si richiede la ricerca di precedenti (42) e che la pattuglia si è separata (45). Per dovere di cronaca segnaliamo che il numero 58 in alcune versioni del ‘codigo’, sta a indicare un delitto a sfondo sessuale che poco avrebbe a che fare con questa vicenda”.

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