Jihadisti a 40 km da Baghdad. Usa, “Iraq non strategico”. L’esodo dei cristiani

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Giugno 2014 13:20 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2014 13:20
Jihadisti a 40 km da Baghdad. Per gli Usa, "Iraq non strategico". Nostalgia Saddam

Jihadisti a 40 km da Baghdad. Per gli Usa, “Iraq non strategico”. Nostalgia Saddam

ROMA – Jihadisti a 40 km da Baghdad. Per gli Usa, “Iraq non strategico”. L’esodo dei cristiani. Mentre è ormai scaduto il flebile ultimatum americano, i miliziani jihadisti dell’Isis sono già alle porte di Baghdad. Esibiscono orgogliosi e impuniti teste mozzate, scavano fosse comuni, la rivendicazione di 1700 uccisioni, il tutto documentato in presa diretta su Youtube.

“L’Iraq non è strategico, Obama non interverrà”. L’opposizione repubblicana chiede l’intervento a un riluttante Obama. Secondo Lawrence Corb, vice segretario alla Difesa con Ronald Reagan, un attacco Usa è da escludersi. L’Iraq è abbandonato a se stesso, per la semplice ragione, spiega Korb intervistato dal Messaggero, “non è più strategico”, la crisi essendo di carattere umanitario ma non politico, “non nessun interesse nazionale è a rischio”. Del resto, sul campo sono saltati tutti i riferimenti dell’intelligence, gli iraniani presenti con i pasdaran chiedono alle altre potenze di tenersi alla larga, di non aggiungere complicazioni in un quadro già ingestibile.

Baghdad è vicina. Sabato scorso era giunto a Samarra, 130 km da Baghdad, il primo ministro iracheno Al Maliki per supportare le truppe ed invitarle allo sforzo finale per contenere i rivoltosi. Quella avrebbe dovuto essere la linea Maginot invalicabile: le guardie nazionali, però, alla vista degli invasori si sono dati alla fuga. Ora il fronte jihadista è attestato a Baquba, a 40 km dalla capitale. L’ultimatum di Obama prevedeva come limite ultimo i luoghi santi del culto sciita: violati anche quelli, con i 12 morti dell’attentato suicida in un santuario.

I cristiani di Mosul rimpiangono Saddam. Dal 2003, la presenza dei circa 1 milione e mezzo di cristiani si è andata riducendo di due terzi. L’esodo è il destino anche di quelli rimasti a Mosul, l’antica Ninive della Bibbia: gli esuli prendono la strada della Giordania, del Libano, della Turchia. A Mosul erano 130mila nel 2003, sono rimasti in 10 mila (solo nell’ultimo week end ne sono fuggiti 2mila). Hanno abbandonato le case, le chiese: gli unici rimasti a difenderli sono i peshmerga delle forze armate curde. Il sogno di una enclave cristiana al nord, con centro a Ninive, è finito. I giovani imbracciano il fucile per difendere le chiese, i vecchi debbono riconoscere amaramente riconoscere che dalla deposizione di Saddam non sarebbe arrivato nulla di buono.

Erano trascorsi 16 mesi dall’arrivo delle truppe Usa a Bagdad. «A noi non piace affatto la dittatura di Saddam. Ma almeno garantisce la difesa dei cristiani. Dopo di lui, per noi sarà la catastrofe», aveva predetto l’ex patriarca caldeo Emmanuel Delly nel periodo concitato precedente la guerra del 2003 […] “Sino a qualche giorno fa ero certa che sarei morta qui, dove sono nata. Ma quel che è troppo è troppo. Questi fanatici islamici rappresentano un pericolo totale. Mi fanno sentire straniera in casa mia. Non penso più che alcuna ragazza cristiana possa avere futuro in un Paese dominato dallo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, o dai suoi simili” (Samah, figlia di un docente universitario cristiano, ndr.). (Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera)