Joaquìn Guzman El Chapo trasferito alla ‘Alcatraz delle Montagne Rocciose’

di Caterina Galloni
Pubblicato il 23 Luglio 2019 7:00 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2019 18:48
Joaquìn Guzman El Chapo

Nella foto Ansa, l’arresto di Joaquìn Guzman detto El Chapo

ROMA- L’ultimo viaggio di El Chapo: l’ex capo del Cartello di Sinaloa Joaquìn Guzman è stato trasferito in una prigione federale di massima sicurezza a Florence, città nello Stato Usa del Colorado. Il penitenziario, conosciuto come l”Alcatraz delle Montagne Rocciose’, è dove il narcotrafficante trascorrerà il resto della sua vita.  Nelle foto pubblicate dal Daily Mail si vede Guzman a bordo di un elicottero, all’eliporto di Wall Street, a Manhattan, scortato da più di una dozzina di auto della polizia di New York e circondato da un gran numero di guardie armate.

Il trasferimento di Guzman è stato eseguito poche ore dopo che la condanna all’ergastolo poiché si temeva che potesse tentare un’ennesima fuga dal carcere.

El Chapo. 62 anni, dovrebbe essere detenuto nella sezione più isolata del carcere, Range 13, non potrà ricevere le visite della moglie Emma Aispuro Colonnello né delle loro figlie gemelle di sette anni.

“Non è un luogo progettato per essere umani. E’ a un clic di distanza dalla pena di morte. Un giorno vieni messo in un box e non importa, quella è la punizione”, ha detto al New York Post Robert Hood, direttore dal 2002 al 2005 di “Alcatraz delle Montagne Rocciose”.

La prigione ospita i criminali più famosi d’America, tra cui “Unabomber” Ted Kaczynski, il responsabile dell’attentato alla maratona di Boston Dzhokhar Tsarnaev, il cospiratore dell’11 settembre Zacarias Moussaoui e il pianificatore dell’attentato al World Trade Center del 1993 Ramzi Yousef.

Da quando 25 anni fa è stata costruita la prigione, Guzman è il terzo detenuto a essere rinchiuso nel Range 13, gli altri due sono stati Yousef e Tommy Silverstein, che hanno trascorso decenni in isolamento per un triplice omicidio.

Il carcere è stato oggetto di critiche da parte di attivisti per i diritti civili che affermano sia disumano sottoporre i detenuti a un isolamento per così lungo tempo.

La stragrande maggioranza dei detenuti è autorizzata a uscire dalle celle solo per poche ore a settimana, per praticare attività fisica, fare visite occasionali alla “biblioteca giuridica”, visite mediche, sociali o legali. Quando escono dalla cella i detenuti vengono ammanettati e scortati da due guardie. Mangiano i pasti all’interno delle minuscole celle, a pochi metri dai bagni a vista.

Amnesty International ha fotografato l’interno del penitenziario e denunciato la mancanza di trasparenza del governo federale in merito alle pratiche carcerarie.

Guzman è stato oggetto di misure di sicurezza estreme, che hanno comportato un costo incalcolabile, sin dalla sua estradizione negli Stati Uniti nel 2017 per far fronte alle accuse di traffico di droga.

Le autorità erano determinate a impedire qualsiasi ripetizione delle leggendarie fughe di Guzman quando era detenuto in Messico. La prima fu nel 2001, quando scappò con l’aiuto delle guardie; la seconda nel 2015, quando è fuggito attraverso un tunnel lungo un chilometro e mezzo, scavato nella doccia della sua cella.

Nella prigione di Manhattan, El Chapo è stato messo in isolamento in un’ala di massima sicurezza che dove sono detenuti terroristi e mafiosi. “Bevo acqua insalubre, non c’è aria né luce del sole, e l’aria condizionata mi fa male alle orecchie e alla gola. E’ stata una tortura psicologica, emotiva e mentale per 24 ore al giorno”, ha dichiarato al momento della condanna. (Fonte: Daily Mail)