Kazakistan: domenica il voto dopo scontri in città del petrolio

Pubblicato il 13 Gennaio 2012 13:51 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2012 14:13

ASTANA – Va alle urne il Kazakhstan domenica 15 gennaio in elezioni legislative anticipate all'ombra delle violenze piu' gravi vissute in 20 anni di indipendenza dall'Urss. Scontato il plebiscito per il partito del presidente Nazarbaiev 'Nur Otan', che ora monopolizza il parlamento, dove pero' questa volta e' sicura l'entrata di un secondo partito, nell'attesa di riforme politiche che per la leadership dovrebbero scongiurare il rischio di una "primavera russa".

Voterà sotto coprifuoco e in uno stato di emergenza prolungato fino al 31 gennaio Zhanaozen, la città sul Caspio colpita un mese fa, il 16 dicembre, da violenti scontri tra forze dell'ordine e lavoratori del settore del petrolio in sciopero che hanno causato 16 vittime e 100 feriti, con vari edifici amministrativi in fiamme, tra cui la sede di OzenMunaigas, la societa' petrolifera di stato kazaka. E' questo il cuore dell'Eldorado energetico d'Asia Centrale: vi operano i maggiori colossi mondiali del settore, inclusa l'italiana Eni. Uno shock le rivolte operaie per Astana, che in questi due decenni ha puntato tutto su sviluppo economico e stabilità, a scapito della democrazia. Miliardi di dollari d'investimenti occidentali e un pil cresciuto di 16 volte nei 20 di indipendenza.

Ma in un sistema egemonizzato dal "gran Khan" Nursultan Nazarbaiev, 71anni, presidente dalla caduta dell'Urss, "blindato" a vita da una serie di leggi varate dal parlamento che assicurano l'immunità a lui e al suo potente ma litigioso clan familiare, che tiene in mano le ricchezze del paese: candidata al parlamento domenica è anche la figlia Dariga. Il leader di Astana e' stato rieletto lo scorso aprile per altri 5 anni con il 96% dei voti.

E'ancora senza un successore. Da sempre tiene sotto pressione media e dissenso, ma ora sembra avvertire il pericolo di scossoni simili a quelli vissuti dall'alleata Mosca. Il rischio di un estendersi delle proteste pare remoto in un paese immenso e semidisabitato; ma nelle regioni occidentali cresce il malcontento nella popolazione locale, che non beneficia sufficientemente dei petro-dollari. E di recente la "pax kazaka" è stata spezzata anche da una serie di misteriosi attentati terroristici di matrice islamista.

In risposta alle proteste, Nazarbaiev ha licenziato tre top manager: il capo del fondo di previdenza Samruk Kazyna (una sorta di holding di Stato) e due alti dirigenti di KazMunaiGas. Ai 1800 operai licenziati per rappresaglia agli scioperi, ha offerto un nuovo lavoro: questi però hanno rifiutato. Infine ha rovesciato la decisione della Corte costituzionale che aveva annullato "per motivi di sicurezza" (o per il timore di un flop del partito di governo Nur Otan) le elezioni a Zhanaozen: "i diritti dei cittadini saranno garantiti", promette citando anche la necessità di un "parlamento multipartitico".

La "città ribelle" potrà votare, anche per le municipali. Ma la corsa appare monca in partenza, dopo l'esclusione di Bolat Abilov e Gulzhan Yergaliyeva, due leader di spicco di Osdp-Azat, il maggior partito d'opposizione (social-democratico), per presunte irregolarità nella loro dichiarazione dei redditi.

Espulso dalle urne anche il partito Rukhaniyat dopo la denuncia della repressione a Zhanaozen, a sfidare Nur Otan ("Luce della Patria"), accreditato dai sondaggi di un 80%, saranno in 7: oltre agli insignificanti Adilet, Auyl, Partito dei Patrioti, dovrebbe sfondare la barriera del 7% Ak Zhol, movimento pro-imprenditori moderatamente filo governativo. E forse anche i comunisti kazaki filo regime (il partito comunista d'opposizione e' stato sospeso).

In ogni caso la nuova assemblea contera' almeno due partiti, perche' una riforma adottata dopo le scorse elezioni prevede che la formazione piazzatasi al secondo posto ottenga dei deputati anche se non supera la soglia del 7%: un modo per esibire un parlamento un po' piu' democratico.

Ma parte dell'opposizione invita al boicottaggio, denunciando anche la messa in onda di dibattiti elettorali tv registrati. Alle urne 9,4 milioni di elettori su 16,6 milioni di abitanti: seggi aperti dalle 7 di mattina alle 20 (tra le 2 e le 15 in Italia). A monitorare il voto una delegazione di osservatori Osce, tra cui 5 deputati italiani dell'Assemblea Parlamentare Osce, presieduta da Riccardo Migliori: finora l'organizzazione (che pure Astana ha presieduto nel 2010) non ha mai giudicato regolare alcun voto tenutosi nel Paese.