Kenya: il missionario comboniano Padre Kizito scagionato dall’accusa di pedofilia

Pubblicato il 25 Agosto 2009 16:44 | Ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2009 16:44

Padre Renato Kizito Sesana è stato completamente scagionato dalle accuse di pedofilia che gli erano state rivolte da due suoi ex collaboratori.

A chiudere definitivamente il caso che ha coinvolto il  sacerdote comboniano, la dichiarazione pubblica di Eric Kiraithe, capo della polizia di Nairobi: «Le indagini che abbiamo effettuato sui presunti abusi sessuali di padre Kizito non hanno trovato nessuna prova e nessun indizio. L’implicazione del sacerdote in azioni di questo tipo non è stata neanche lontanamente provata».

L’ex direttore della rivista comboniana Nigrizia, quindi, è completamente innocente. Un’assoluzione piena che, però, apre più di una domanda su chi e perché volesse infangare il nome di un missionario che ha dedicato la vita ai bambini di strada nell’Africa sub-sahariana.

L’organizzazione messa in piedi da padre Kizito vive di donazioni e, grazie ai risultati ottenuti, è riuscita a mettere su un capitale stimato attorno ai 5 milioni di euro.

Soldi che il missionario ha utilizzato per terreni e centri di recupero per i bambini. Soldi, però, che facevano gola a più di qualcuno. Anche tra i più stretti collaboratori del missionario.

La trappola al sacerdote è stata tesa da due dei suoi più fidati collaboratori, persone che lavoravano con lui da 20 anni. Kizito, nonostante il sollievo per l’assoluzione, è amareggiato: «Ragazzi che ho fatto studiare e ho mandato all’università. Di loro mi fidavo ciecamente e infatti avevano la firma sui conti delle mie organizzazioni».

Per incastrare padre Kizito, i due hanno atteso che partisse per la Tanzania: «Ai primi di gennaio sono partito con l’intenzione di rimanervi fino a giugno. Cercavo di controllare a distanza ciò che accadeva a Nairobi. Mi avevano insospettito alcune operazioni: il licenziamento di preziosi collaboratori e l’assunzione di altri senza alcuna comunicazione. Ho chiesto spiegazioni ma le risposte erano vaghe o minacciose. I due traditori mi continuavano a ripetere che circolavano voci e accuse di pedofilia. Cercavano di convincermi che sarebbe stato meglio per me restare lontano da Nairobi. Loro avrebbero gestito tutto».

A quel punto il comboniano è tornato di nascosto in Kenya e ha scoperto che i due stavano perfezionando la vendita a loro stessi di tutti i beni dell’organizzazione. Quando Kizito li ha denunciati, i due sono passati al contrattacco con le infamanti accuse di pedofilia. Accuse false, come hanno dimostrato le indagini della polizia di Nairobi.