Kazakhstan: “Vietate mutandine di pizzo”. Donne protestano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 febbraio 2014 9:50 | Ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2014 10:03
Kazakhstan, Russia e Bielorussia: "Vietate mutandine di pizzo". Donne protestano

Kazakhstan, Russia e Bielorussia: “Vietate mutandine di pizzo”. Donne protestano (Foto LaPresse)

MOSCA – Le mutandine di pizzo sono dannose per la salute. Questo il motivo con cui la Russia, il Kazakhstan e la Bierlorussia hanno deciso di bandire il pizzo sintetico. A partire da giugno infatti sarà “reatoprodurre e vendere biancheria intima in pizzo. Una decisione che ha scatenato le proteste delle donne, che sono scese in piazza ed arrestate ad Almaty, la capitale del Kazakhstan.

Nicola Lombardozzi scrive su Repubblica:

“La cosa ha sollevato più proteste di certe gravi violazioni dei diritti umani. Sette donne sono state arrestate in una piazza di Almaty, capitale del Kazakhstan. Sventolavano davanti ai poliziotti la loro biancheria e urlavano slogan contro il governo. Proteste si preparano anche a Mosca dove quello dell’intimo femminile è un mercato in inarrestabile crescita, per un fatturato di quasi 6 miliardi di euro”.

In un mondo postsovietico, dove sono in vigore leggi contro i gay e si contenuti sessuali vengono censurati nei film, i governi spiegano che la legge che bandisce l’intimo in pizzo non ha motivi di morale, ma di salute:

“I responsabili dell’Unione Doganale si rivolgono, nelle intenzioni, alla salute delle consumatrici. Il pizzo sintetico è fonte di allergie, dermatiti, infezioni dell’apparato genitale. Il divieto si riferisce infatti a tutte le fibre sintetiche che contengano oltre l’85 per cento di poliammide e che non garantiscano più del 6 percento di traspirazione.

Il problema è che le fabbriche delle repubbliche ex sovietiche vanno giù pesante con il sintetico e che anche le produzioni occidentali (italiane e francesi in testa) avrebbero aumentato la percentuale di sostanze tossiche. Risultato: il 90 per cento della biancheria intima femminile immagazzinata in Russia sarà presto invendibile. È cominciata la corsa alle scorte con l’inevitabile impennata dei prezzi. E qualcuno sul web la butta in politica: “Ecco perché gli ucraini protestano per entrare nella Ue”.

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