La morte dell’attore premio Oscar: fu una vendetta dei khmer rossi

Pubblicato il 22 Gennaio 2010 - 13:48 OLTRE 6 MESI FA

Haing Ngor

Una vita all’insegna della sofferenza, del riscatto e ancora della sofferenza.

Quella del ginecologo Haing Ngor è la storia di un sopravvissuto diventato premio Oscar. Persa la moglie nei campi di campi di sterminio cambogiani, Haing trova la salvezza nell’80 e un futuro insperato negli Stati Uniti. Sembra un’odissea con un lieto fine. Non è così.

Il destino continua a riservare sorprese al dottore. Stabilitosi in California, Haing viene scelto per interpretare — nel 1984 — il ruolo di Dith Pran in «Urla del silenzio». Il film denuncia sui crimini dei khmer rossi che lo porta fino all’Oscar.

Il 25 febbraio del 1996, Haing Ngor è ucciso a colpi di pistola davanti alla sua casa nei sobborghi di Los Angeles. Un delitto attribuito a tre membri della «Oriental Lazy boys», una delle gang che infestano la città degli angeli. Una rapina finita male. Ma i suoi amici non hanno mai creduto che i tre ragazzotti, poi condannati a lunghe pene detentive, avessero freddato Haing per derubarlo.

Per i cambogiani di Los Angeles il ginecologo è stato vittima di un delitto su commissione. A dare l’ordine i khmer rossi. Gli aguzzini volevano vendicarsi della sua apparizione nel film che ha raccontato al mondo gli orrori del regime filo-maoista, al potere nello stato asiatico dal 1975 al ‘79. La teoria del complotto sembrava una pura speculazione di profughi inseguiti dai fantasmi del passato. Invece, un anno fa, durante il processo ad un khmer rosso, spunta una conferma.

Kang Kek Ieu, conosciuto come il «compagno Duch» ed ex direttore di un lager, rivela la sua verità ai giudici: «È vero, Haing è stato eliminato per una vendetta. Non gli perdonavano la sua interpretazione nel film». E non solo per quello. Il dottore, dopo il successo ad Hollywood, si era impegnato in prima persona nel raccontare le sofferenze patite dalla Cambogia sotto i khmer. Un’esperienza costata la vita ad un milione e mezzo di persone. Un apparato repressivo dove persino i bambini erano stati convinti a denunciare i loro genitori. Per gli ex esponenti della dittatura le testimonianze di Haing erano intollerabili.