Dopo Lampedusa. Africa alle porte di Europa: 2 milioni all’anno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 ottobre 2013 9:57 | Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2013 10:00
Africa alle porte di Europa: 2 mln l'anno, rischi e opportunità

Africa alle porte di Europa: 2 mln l’anno, rischi e opportunità

ROMA – Africa alle porte di Europa: 2 mln l’anno, rischi e opportunità. Dopo l’ecatombe nel mare di Lampedusa, dopo il cordoglio e l’emergenza, è utile un ragguaglio statistico su quella che viene considerata la bomba demografica africana, sulle prospettive di medio e lungo termine dei flussi migratori, sulla ineludibilità di politiche di accoglienza e rigore. Paolo Valentino sul Corriere della Sera fa il punto sull’incessante movimento migratorio: tra 1,5 e  2 milioni di persone migreranno ogni anno da qui al 2050 dall’Africa dilaniata da guerre e carestie verso l’Europa, secondo la stima del 2011 di Cnel. Il dato non va necessariamente visto come allarmante. Da qui al 2050 le previsioni considerano una asimmetria demografica  tra i due continenti per cui la popolazione lavorativa europea diminuirà di oltre 100 milioni, mentre quella di Nord Africa e Africa sub-sahariana aumenterà di oltre 700 milioni.

“Le migrazioni internazionali, pur necessarie e convenienti – concludeva la ricerca – non sono in grado di risolvere problemi e miserie della regione euro-africana. Ma nel breve-medio periodo bisognerà trovare strumenti specifici di governo. A livello comunitario e nazionale si dovrà pensare a migrazioni temporanee e rotatorie per superare l’asimmetria tra l’Europa, cui servono milioni di immigrati e l’Africa, cui servono milioni di emigrati”. (Studio Cnel – Paolo Valentino, Corriere della Sera)

Questa diagnosi misura l’attuale inadeguatezza dell’Europa che non mette in campo politiche coordinate a livello comunitario, unica risposta credibile per presidiare una frontiera liquida, per consentire accessi regolati. Fra l’altro la questione demografica non comporta effetti univoci: il tasso di fecondità diminuisce (in Tunisia le donne partoriscono meno di quelle francesi), mentre  i dati mostrano un rallentamento della pressione migratoria verso l’Italia negli ultimi anni (tra il 2000 e il 2008 nel nostro Paese la popolazione straniera aumentava ogni anno di 400-500 mila unità, oggi non si arriva alle 300 mila).

Corno d’Africa.  Martoriato, dilaniato dai conflitti, è il serbatoio di migranti più caldo del momento (a Lampedusa in maggioranza erano eritrei e somali).

La Somalia, passata in 7 anni dai «signori della guerra» alle corti islamiche, dall’intervento etiope alla guerriglia dei fondamentalisti di al Shabaab, conta oggi più di 1 milione di sfollati interni. In Eritrea, a povertà e carestie si aggiunge un regime del terrore ventennale, sotto il tallone di ferro del presidente Afewerky, che governa il Paese con l’esercito e un servizio militare obbligatorio che non finisce mai. Poco da stupirsi che sia il Paese con il più alto tasso di emigrazione clandestina al mondo. (Paolo Valentino, Corriere della Sera)

Fascia sub-sahariana. Nigeria, Ghana, Burkina-Faso, Senegal, Mali e Niger, in diverso grado. In Nigeria si prevede il raddoppio della popolazione (da 160 mln a 300) in 25 anni: insieme ai 70 mila nigeriani regolari presenti in Italia, se ne contano informalmente altri 50 mila non censiti, le persecuzioni locali contro i cristiani è l’emergenza più attuale. Ma, a proposito di numeri e emigrazione, va ricordato come dal 1950 al 2010,nonostante il Kenya sia passato da 8 a 50 milioni di abitanti, in quel periodo è emigrata poca gente.

I 60 mila ghanesi ufficiali e i probabili 30 mila clandestini presenti in Italia fanno del nostro Paese un forte magnete. Anche il Senegal, in preda a gravi tensioni separatiste, appare gravido di un forte potenziale migratorio. In Italia i senegalesi con permesso di soggiorno sono 100 mila, cui vanno aggiunti decine di migliaia di clandestini. (Paolo Valentino, Corriere della Sera)

Siria e nord Africa. La situazione più calda riguarda la fascia oltre Suez, con  la guerra civile in Siria: 8 mila profughi siriani sono sbarcati nel 2013 in Italia, dove vivono ufficialmente oltre 5 mila loro connazionali e probabilmente altrettanti clandestini.

Le opportunità. Ogni anno nel prossimo decennio ci sarà un buco di 250 mila persone in età lavorativa: serviranno maestranze e artigiani, persone che si occupino della cura di anziani: “a livello comunitario e nazionale si dovrà pensare a migrazioni temporanee e rotatorie per superare l’asimmetria tra l’Europa, cui servono milioni di immigrati e l’Africa, cui servono milioni di emigrati”.