Las Vegas: il re dei casinò vicino alla bancarotta. ”Tutta colpa di Obama”

Pubblicato il 5 Marzo 2009 9:30 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2009 9:31

Un grande imprenditore come Sheldon Adelson, il re dei casinò di Las Vegas, uno che fino a un anno fa si faceva chiamare Sheldon III: non per motivi dinastici, ma perché a fine 2007 Forbes l’aveva incoronato terzo uomo più ricco d’America, con un patrimonio personale di 27 miliardi di dollari, ce l’ha a morte col presidente Obama.

«A Las Vegas il tempo passa in modo gradevole”, dichiara. ”Questa è una buona notizia, ma è anche una cattiva notizia perché al presidente Obama i posti dove ci si diverte non piacciono: dice che i soldi dei contribuenti non devono andare a luoghi come Las Vegas». «Voglio fare una ricerca e istituire un premio per la città più noiosa. Magari viene fuori che è Chicago», citta’ noriosamente un po’ noiosa.

Oggi Adelson è un uomo furioso e disperato: in poco più di un anno, lui, il figlio di un tassista ebreo lituano che 63 anni fa, quando ne aveva appena 12, cominciò a guadagnarsi da vivere a Boston vendendo giornali, è passato da una ricchezza spropositata alla distruzione del 95 per cento del suo patrimonio. E ora rischia la bancarotta. Con l’impennata dei prezzi dei carburanti prima e con la crisi finanziaria poi, gli americani hanno ridotto i loro pellegrinaggi a Las Vegas.

Un guaio doppio per Adelson che non solo aveva costruito giganti come il “Palazzo” e il “Venetian” – 4000 suite e 19 ristoranti – ormai difficilissimi da riempire, ma aveva inventato il business delle “convention” aziendali e delle fiere, come quella dell’elettronica che si tiene in gennaio. Il crollo del sistema creditizio ha fatto precipitare soprattutto questo business. E le poche banche che, rispettando vecchi impegni, avevano continuato a ricompensare i loro “broker” e i funzionari più produttivi con una vacanza a Las Vegas, hanno fatto marcia indietro dopo le scudisciate di Obama.

In dodici mesi ben 24 miliardi di dollari di adelson sono Andati in fumo. Segue, al secondo posto, Warren Buffett, che ha perso 16,5 miliardi. Le azioni della Sands (la sua holding ha mantenuto il nome del primo casinò da lui acquistato, quello in cui si esibiva Frank Sinatra) che nel 2007 erano arrivate a quotare 144 dollari, ora a Wall Street valgono meno di due dollari. Sull’orlo della bancarotta, Adelson si sente abbandonato e anche disprezzato, mentre gli altri settori in crisi vengono aiutati. «Eppure – contrattacca – a Chicago (la città di Obama) ci sono nove casinò. Lì, però, le “convention” si possono fare, anche se ci si annoia da morire. A meno che – Dio non voglia – a qualcuno non venga in mente di andare a divertirsi in una casa gioco. Ma l’importante è che i dollari pubblici non arrivino fino a Las Vegas. Eppure il gioco d’azzardo è legale in 30 Stati Usa».

E così, anche se rischia la bancarotta e se è stato costretto a sospendere la costruzione di nuovi alberghi a Las Vegas e in Cina, Adelson adesso vuole dimostrare il suo “impegno sociale” andando avanti col nuovo Sands di Bethlehem, in Pennsylvania, antica città siderurgica diventata una città fantasma. Il nuovo casinò aprirà il 22 maggio proprio nei capannoni della vecchia acciaieria: 3000 “slot machine” al posto del treno di laminazione.

LG