Leader Hamas ucciso a Dubai: cronaca di un omicidio studiato

Pubblicato il 18 Febbraio 2010 0:34 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2010 12:45

Gli assassini di Mahmoud al-Mabhouh hanno puntato la vittima non appena atterrata a Dubai. Era il 20 gennaio. Per ucciderlo è scesa in campo una squadra di 11 killer che lo hanno seguito dall’aeroporto all’albergo. Due della squadra di assassini, per essere sicuri di non perderlo, lo hanno “accompagnato” nel brevissimo tratto di ascensore che lo ha portato nel secondo piano del suo albergo: uno basso, corpulento e con i baffi, l’altro alto. Con le racchette da tennis in mano sembrava avessero appena finito una partita: turisti europei in visita allo stato del Golfo per prendere il “classico” sole invernale.

Da lì a cinque ore al-Mabhouh sarebbe morto. Mahmud Al Mabhuh, fondatore delle brigate Ezzedin al Qassam, braccio armato del Movimento islamico di resistenza palestinese, era stato coinvolto nell’omicidio di due soldati israeliani nel 1989.

La vittima è stata scortata nella stanza 230 da un membro del personale dell’Al Bustan Rotana Hotel, vicino all’aeroporto di Dubai. Inosservato, l’uomo più alto lo ha seguito lungo il corridoio ed ha preso alloggio nella stanza di fronte, la 237 che, nelle ore seguenti, è diventata il punto di sosta per gli assassini del funzionario di Hamas. (Guarda il video)

La “squadra killer” (dieci uomini e una donna) è arrivata a Dubai con voli provenienti da tutta Europa, anche da Roma, oltre che da Parigi, Francoforte e Zurigo. La “mente” dell’operazione, un francese con il nome di Pietro Elvinger, è stato l’ultimo ad arrivare alle 2.30 del mattino del 19 gennaio.

Il mattino seguente, alcuni membri del team (incluso Elvinger e la donna irlandese), il cui passaporto portava il nome di Gail Folliard, si sono incontrati in un centro commerciale per discutere gli ultimi preparativi per l’omicidio. Nulla è stato lasciato al caso. La polizia di Dubai ha addirittura sottolineato la professionalità ed il funzionamento del piano.

Durante tutta l’operazione, nessuno dei sospetti ha fatto una chiamata diretta verso gli altri membri della “squadra”. Tuttavia, la polizia di Dubai ha tracciato un elevato volume di chiamate e messaggi di testo tra tre telefoni degli assassini e quattro numeri in Austria, dove probabilmente era stato istituito un centro di comando.

Per coordinare i loro movimenti a terra il team ha utilizzato sofisticate apparecchiature a corto raggio di comunicazione per monitorare la vittima.

Al-Mabhouh ha fatto una breve visita fuori l’hotel, apparentemente per incontrare un contatto, ed è tornato in albergo alle 8:24. I suoi assassini erano sul posto, sono entrati nella stanza e, secondo la tv di Dubai, lo hanno soffocato con un cuscino.

Il corpo di Al-Mabhouh non è stato trovato fino al pomeriggio successivo. La porta della sua stanza non ha mostrato segni di scasso.

Nella giornata di giovedì arriva una dichiarazione del capo della polizia di Dubai: “Non sono falsi i passaporti europei utilizzati dalla squadra killer, nei prossimi giorni ci saranno nuovi indizi sugli autori dell’omicidio del quale è sospettato il Mossad, il servizio segreto israeliano”.

L’ambasciatore israeliano nel Regno Unito, Ron Prosor, è giunto al Foreign Office di Londra dove gli verranno chiesti chiarimenti sull’uccisione di un capo di Hamas. I servizi israeliani del Mossad sono sospettati per quell’omicidio. Anche l’Irlanda ha convocato per l’ambasciatore israeliano a Dublino. Israele ha detto che non ci sono prove del suo coinvolgimento, ma ha evitato di fare una smentita formale. Il premier Gordon Brown ha chiesto un’indagine sulla vicenda: i passaporti usati dai killer hanno i nomi di sei israelo-britannici, che però non sono le persone che appaiono nelle foto.