Lefebvriani: “Non accettiamo il Concilio Vaticano II”

Pubblicato il 10 Dicembre 2011 19:43 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2011 19:54

ROMA – ''Avete sentito che c'e' una proposta di Roma che dice 'siamo pronti a riconoscervi', ma il problema e' che c'e' sempre una condizione. Questa condizione, comunque la si formuli, di fondo e' sempre la stessa: bisogna accettare il Concilio Vaticano II. Riassumendo, la situazione attuale e' la seguente: ci hanno detto, 'si', voi potete criticare il Concilio, ma a una condizione: che, comunque, lo accettiate'. Ma noi diciamo: 'come possiamo criticare a posteriori?' Credo che sia una sintesi onesta della situazione attuale''.

Con queste parole il numero uno dei Lefebvriani, mons. Bernard Fellay, superiore generale della Fraternita' San Pio X, e' tornato sullo stato dei rapporti con il Vaticano, nell'omelia pronunciata l'8 dicembre per la messa dell'Immacolata, nel seminario di Econe, in Svizzera. L'audio del discorso e' disponibile on line sul sito ufficiale della Fraternita'. A meta' settembre la S.Sede ha consegnato allo stesso Fellay un documento, definito ''preambolo dottrinale'', che i Lefebvriani devono firmare per rientrare in seno alla Chiesa cattolica, da cui sono usciti a seguito della scomunica del loro fondatore, Marcel Lefebvre, nel 1988.

Proprio al preambolo, ancora sotto esame da parte della Fraternita', ha fatto riferimento Fellay nell'omelia di due giorni fa, nella quale ha difeso il valore della tradizione. Il nodo resta il Vaticano II e il suo spirito rinnovatore, mai accettato dai tradizionalisti Lefebvriani: ''Lo spirito del mondo – ha detto Fellay – si e' introdotto nella Chiesa. Quindi dobbiamo batterci non solo contro nemici esterni, ma contro un spirito non cattolico che si e' insinuato nella Chiesa. Questo cambiamento, l'intromissione di questo spirito si e' verificata a partire dal Concilio Vaticano II. E' un grande mistero, e' come se il diavolo avesse messo un piede dentro un santuario. E' qualcosa che si fa rabbrividire''.

''E' coma una malattia che si sia introdotta dentro il corpo''. Secondo Fellay si e' giunti a un punto che ''manifesta la profondita' del problema''. E ''bisogna riconoscere che c'e' stato un gesto di Roma nei nostri confronti''. ''Ma se Roma ci dice di accettare in ogni caso, noi non possiamo''.