Lettere dagli Usa: Siamo prima gay o prima di destra?

di Andrea Bini
Pubblicato il 17 Febbraio 2012 15:20 | Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio 2012 15:20

Sostenitori e contrari ai matrimoni gay nelle strade di San Francisco (Ap-Lapresse)

SAN FRANCISCO (CALIFORNIA) – La notizia di questi giorni in America sarebbe la vittoria al Superbowl dei Giants di New York, ma qui a San Francisco è la decisione di una Corte federale di dichiarare incostituzionale la famigerata Proposition 8, e cioé il referendum che in California nel 2008 aveva dichiarato illegittima la precedente legge che aveva legalizzato i matrimoni omosessuali (si sa come sono questi californiani). Ora, questa storia very intricata mostra molto bene alcune differenze fra l’America ed il nostro paese.

La prima differenza è che durante le ultime elezioni presidenziali si è votato anche per un numero impressionante di referendum in tutti gli stati Americani, talmente tanti da far impallidire chi dice che da noi abbiamo avuto troppi referendum, con i risultato che alla fine gli italiani si sarebbero stufati dell’”istituto referendario” eccetera. Mah. Se le consultazioni referendarie multiple in America (paese dove pochi vanno a votare) sono normalissime, forse il numero dei referendum non è il vero problema italiano, ma piuttosto la scarsa attenzione dei nostri media (unito al fatto che essendoci da noi un numero minimo di votanti chi è per il No punta dritto a non far raggiungere il numero legale).

La seconda differenza riguarda quello che è successo in California dopo il referendum: nel 2010 il giudice conservatore Vaughn R.Walker, nominato da Reagan nel 1987 e confermato da Bush Jr. nel 2009, dichiaró la Proposition 8 votata dai californiani illegittima. La faccenda fu accompagnata da molte polemiche succose perché all’inizio dell’anno il giudice aveva ammesso di essere gay e da molti anni in una stabile e felice relazione. Insomma: gay sì, ma pur sempre di destra. Conservatore sì, ma pur sempre in California.

Seguendo le logiche rigide di appartenenza italiote la domanda mi sorse spontanea: ma il giudice doveva dare ragione a quelli contro il matrimonio omosessuale in quanto conservatore, oppure doveva (come ha fatto) dichiarare la Proposition 8 incostituzionale in quanto gay? Cioè, siamo prima gay o prima conservatori (o progressisti, o leghisti, o comunisti, o taxisti)? Ricorderete che quando il lodo Alfano fu  bocciato Berlusconi disse che la colpa era del fatto che la maggioranza dei giudici costituzionali erano di sinistra, in quanto nominati da tre Presidenti della Repubblica di sinistra. I critici si concentrarono sul fatto che non era vero, ma nessuno osservò la logica perversa che impregnava l’accusa di Berlusconi: “ma per quale motivo un giudice di destra dovrebbe necessariamente votare a favore di una legge solo perché fatta da una maggioranza di destra?” Gli orientamenti culturali influiscono nell’interpretazione di una legge, è inevitable e forse anche giusto, ma alla fine la questione era stabilire la sua costituzionalità oppure no.

È ancora difficile stabilire come finirà la storia dei matrimoni gay in California, ma almeno lo scontro si concentra sugli aspetti legali della diatriba. Per ora San Francisco è in festa…