Libia, battaglia vicino a Tripoli. Al-Serraj: “Haftar ha tradito”. L’Eni fa rimpatriare il personale italiano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 aprile 2019 8:16 | Ultimo aggiornamento: 7 aprile 2019 16:20
libia battaglia

Libia, battaglia vicino a Tripoli. Al-Serraj: “Haftar ha tradito”. L’Eni fa rimpatriare il personale italiano

ROMA – L’Eni ha deciso di rimpatriare il personale italiano in Libia, dove da mercoledì scorso si registrano scontri seguiti all’annuncio del generale Khalifa Haftar di voler marciare su Tripoli difesa dalle milizie vicine al premier del Governo di accordo nazionale (Gan) riconosciuto dall’Onu, Fayez al Sarraj. Secondo fonti della compagnia si tratta di “una decisione precauzionale”, come già avvenuto in altre occasioni. Il personale italiano dell’Eni in Libia è presente a Tripoli, nel giacimento di Wafa, in Tripolitania, e in quello di El Feel, a sud. Il rimpatrio è avvenuto in accordo con la Farnesina. Il Libyan national army (Lna) di Haftar, ha lanciato un’offensiva verso l’Ovest del Paese, con l’obiettivo dichiarato di “liberare dal terrorismo Tripoli”, controllata dal Governo di accordo nazionale di Fayez Serraj. 

È caduto per ora nel vuoto l’appello del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che ha chiesto all’Esercito nazionale libico, la forza che fa capo al generale Khalifa Haftar, che controlla la Cirenaica, di fermare l’avanzata sulla capitale, difesa dalle milizie vicine al premier del governo di accordo nazionale riconosciuto dall’Onu, Fayez al Serraj. Secondo quanto riferito da al Jazeera, caccia del governo hanno bombardato posizioni dell’esercito di Haftar a Mizda, a sud di Gharyan e Souq Al-Khamis, sud-est di Tripoli, senza causare vittime. I raid contro le forze dell’uomo forte della Cirenaica sono stati confermati anche dal Libya Observer, che ha registrato bombardamenti anche sull’altopiano del Gebel Nefusa.

Principale teatro dello scontro è l’aeroporto internazionale di Tripoli, chiuso nel 2014, che entrambe le parti hanno annunciato di aver conquistato. È stato prima il portavoce delle forze di Haftar, Ahmed al-Mismari, citato dal portale Alwasatad assicurare che lo scalo è controllato dall’Esercito nazionale, che ha inoltre messo le mani sulle città di Tarhouna e el-Azizia, vicino a Tripoli. Ma allo stesso portale il ministro dell’Interno, Fathi Bashaga, ha annunciato che le forze governative hanno ripreso il controllo dello scalo e della strategica località di Qasr Bin Ghashir, molto vicina all’aeroporto, che in linea d’aria dista meno di 30 chilometri da Tripoli.

Le stesse forze armate del generale Haftar denunciano di aver subito un attacco aereo a una cinquantina di chilometri a sud di Tripoli. L’aereo, dicono, è decollato da Misurata, le cui milizie sono per lo più fedeli al governo di unità nazionale. La Forza di Protezione di Tripoli, un’alleanza di gruppi armati fedeli a Serraj, ha confermato che attacchi aerei “energici” sono stati effettuati contro l’aeroporto. “Le bande del nemico si stanno allontanando su tutti i fronti”, ha scritto la Forza di Protezione di Tripoli sulla sua pagina Facebook. 

Haftar sembra però ridimensionare una battuta d’arresto nell’avanzata. L’esercito nazionale libico continua “a progredire lungo diversi assi verso Tripoli”, dice Mismari in conferenza stampa, e “avrà cura di garantire la sicurezza delle missioni diplomatiche nella capitale. Il portavoce di Haftar ha assicurato anche misure per “proteggere i civili” e che non sarà usata “forza eccessiva nella battaglia per la liberazione di Tripoli” e ha aggiunto che le forze dell’esercito libico hanno perso 14 uomini nella battaglia. 

Il capo del governo di accordo nazionale libico, il premier Fayez al Serraj, ha accusato il suo rivale, che in queste ore sta marciando verso Tripoli per sottrargli il controllo della capitale, di averlo tradito, lo ha messo in guardia da una guerra “senza vincitori” e ha promesso di rispondergli “con forza e fermezza”. In un discorso alla nazione teletrasmesso, il premier si è detto sorpreso dell’offensiva militare di Haftar, messa in campo in un momento in cui si profila una soluzione politica per la Libia, e ha detto di sentirsi “pugnalato alla schiena”. Serraj ha aggiunto che Haftar spinge la Libia e i libici su un terreno sconosciuto, che mina gli sforzi per risolvere la crisi e rischia di scatenare un bagno di sangue. “Abbiamo lavorato intensamente con la missione delle Nazioni Unite per sostenere la conferenza nazionale che si terrà a Gadames”, ha ricordato, chiedendo ai Paesi che sostengono Haftar di smetterla di supportare il generale. “Abbiamo teso le mani verso la pace, ma dopo l’aggressione delle forze di Haftar e la sua dichiarazione di guerra alle nostre città e alla nostra capitale, lui (Haftar) non troverà che forza e fermezza”, ha concluso. (fonte ANSA)