Libia. Caos dalla primavera araba e caduta Gheddafi, consiglio sicurezza Onu

Pubblicato il 17 febbraio 2015 19:50 | Ultimo aggiornamento: 17 febbraio 2015 19:50
Muammar Gheddafi

Muammar Gheddafi

LIBANO, BEIRUT – A quattro anni dalla rivolta contro il dittatore Muammar Gheddafi, le speranze della ‘primavera libica’ si sono spente tra la violenza delle milizie e l’indifferenza dell’Occidente, lasciando il terreno ai jihadisti dell’Isis. Ecco una breve cronologia dei fatti.

17 FEBBRAIO 2011 – Alcune migliaia di persone scendono in piazza a Bengasi, il 15 febbraio, nell’anniversario del massacro nel carcere di Abu Slim di Tripoli del 1996. Due giorni dopo le proteste si allargano ad altre città e sull’onda delle rivolte arabe di quei mesi prende il via la ‘Rivoluzione del 17 febbraio’ contro il colonnello.

19 MARZO 2011 – La Francia avvia i primi raid aerei contro le truppe di Gheddafi che minacciano la popolazione civile di Bengasi, decisi in base a una risoluzione Onu. Il 31 MARZO la Nato prende la guida dell’operazione cui partecipa anche l’Italia. 23 AGOSTO 2011 – A Tripoli il quartier generale di Gheddafi cade nelle mani dei ribelli. Il rais è in fuga, verrà ucciso il 20 OTTOBRE a Sirte. Il Consiglio nazionale transitorio dichiara la “liberazione” della Libia.

5 x 1000

7 LUGLIO 2012 – Prime elezioni libere nel Paese, dopo 42 anni di dittatura, per il Congresso nazionale. Vince l’Alleanza delle forze nazionali dei moderati laici di Jibril, ma il Paese è già in preda alle violenze delle milizie, ex ribelli che non hanno ceduto le armi dopo la caduta del regime. In Cirenaica si rafforzano le spinte autonomiste.

11 SETTEMBRE 2012 – Il consolato Usa a Bengasi viene attaccato dal gruppo qaedista Ansar al Sharia. Muoiono l’ambasciatore Chris Stevens e altri tre americani. 12 GENNAIO 2013 – Il console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis, scampa a un agguato. La sede diplomatica chiude i battenti. Nei mesi successivi altre ambasciate occidentali verranno prese di mira. L’11 GIUGNO un ordigno esplode sotto un’auto dell’ambasciata italiana a Tripoli, senza provocare vittime. APRILE-MAGGIO 2013 – Intanto a Tripoli miliziani armati assaltano e assediano diversi ministeri (Giustizia, Esteri e Interno).

Il governo di Ali Zeidan vacilla e solo dopo giorni di trattative i miliziani tolgono l’assedio. 5 OTTOBRE 2013 – Con un blitz degli Usa viene catturato a Tripoli Abu Anas al Liby, uomo di al Qaeda considerato la mente degli attentati alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania del 1998 (morirà per malattia in carcere negli Stati Uniti nel gennaio 2015).

L’operazione scatena polemiche e proteste in Libia, sfociate con un breve ‘sequestro’ del premier Zeidan. 18 MAGGIO 2014 – L’ex generale Khalifa Haftar dà il via all’operazione Dignità contro le milizie islamiche a Bengasi. Prima accusato di ‘colpo di Stato’, verrà nei mesi successivi ‘riassorbito’ nelle forze armate regolari contro i jihadisti. 25 GIUGNO 2014 – Viene eletto il nuovo parlamento, la Camera dei Rappresentanti, che prende il posto del Congresso nazionale.

13 LUGLIO 2014 – Scoppia la guerra tra le milizie di Zintan e quelle filo-islamiche di Misurata per il controllo di Tripoli. LUGLIO-AGOSTO 2014 – Scatta la grande evacuazione degli occidentali, italiani compresi. Per motivi di sicurezza, il nuovo parlamento e il governo di Abdullah al Thani, riconosciuto dalla comunità internazionale, sono costretti a insediarsi a Tobruk, in Cirenaica.

Nonostante i raid condotti da Egitto ed Emirati arabi, le milizie filo-islamiche di Fajr Libya prendono il sopravvento nella capitale imponendo un governo ‘parallelo’, guidato da Omar al Hassi vicino ai Fratelli Musulmani. Di fatto il Paese è spaccato in due. Intanto parte da Derna, a est, che ha giurato fedeltà al ‘califfo’ Abu Bakr al Baghdadi, l’avanzata dell’Isis in Libia che ha raggiunto nei giorni scorsi Tripoli e Sirte.

L’inviato dell’Onu per la Libia chiede “giorni” per il negoziato mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riunisce mercoledi pomeriggio in seduta pubblica di emergenza sulla crisi.