Libia. Ignazio Scaravilli liberato: ostaggio 5 mesi dei jihadisti, 7 giorni del governo di Tripoli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 giugno 2015 15:44 | Ultimo aggiornamento: 9 giugno 2015 16:08
Libia: Ignazio Scaravilli liberato dai jihadisti ma trattenuto dal governo di Tripoli

Ignazio Scaravilli, medico catanese di 68 anni rapito il 6 gennaio e liberato una settimana fa. Il governo filo-islam di Tripoli lo trattiene da una settimana (foto tratta dal profilo facebook di Scaravilli)

TRIPOLI, LIBIA – Un ostaggio italiano, Ignazio Scaravilli, è stato liberato dai jihadisti libici che lo avevano rapito il 6 gennaio scorso, e dopo che il governo di Tripoli lo aveva trattenuto per una settimana: ne dà notizia l’Unità di Crisi del ministero degli Esteri. La comunicazione della Farnesina arriva dopo la notizia data da Andrea Purgatori sull’Huffington Post. Scaravilli, medico catanese di 68 anni, è stato rapito cinque mesi fa da un gruppo – metà criminali che sfruttano il caos post Gheddafi, metà jihadisti nell’orbita di Ansar-Al-Sharia.

Scaravilli, secondo le informazioni citate da Purgatori, si troverebbe in uno stato di buona salute ed è trattenuto/detenuto in una caserma della ormai ex capitale libica. Il problema è (geo)politico. Ci sono due Libie: una che ha come centro Tobruk (la regione più orientale della Cirenaica, verso l’Egitto) e come governo quello del “laico” Abdullah-al-Thani, un’altra che fa perno su Tripoli (Tripolitania, metà occidentale della Libia, verso la Tunisia) e come governo un esecutivo filo-islamico che l’Italia, così come il resto della comunità internazionale, non ha riconosciuto.

La complessa trattativa ha visto da una parte il governo filo-islamico di Tripoli che vuole il riconoscimento dell’Italia, dall’altra il nostro Paese che non può compiere un atto così importante senza essersi prima consultato con Europa e Nato, ma allo stesso tempo non voleva mettere in pericolo la vita di un suo cittadino, Ignazio Scaravilli. Scrive Purgatori:

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“Mentre il governo è ancora al lavoro alla ricerca di una via d’uscita che consenta il ritorno in Italia del medico, non turbi i rapporti con Tripoli e nello stesso tempo non comprometta la nostra posizione di sostegno alla mediazione che l’inviato del Segretario generale dell’Onu, Bernardino Leon, sta conducendo da mesi, per convincere le fazioni che si combattono a costituire finalmente un governo di unità nazionale che faccia uscire la Libia dal caos.

Proprio domenica il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni aveva dichiarato dal Cairo che “il tempo è cruciale” e aveva dato ai negoziatori due settimane di tempo per trovare un punto d’incontro. Partendo però dalla premessa che l’unico legittimo interlocutore del popolo libico resta il governo di Tobruk internazionalmente riconosciuto, che gode soprattutto del sostegno dell’Egitto, delle monarchie arabe del Golfo e delle milizie del generale Haftar.

Scaravilli, medico ortopedico in pensione, aveva una consulenza con la Middle East Clinic Complex di Tripoli e operava, a titolo gratuito, presso l’ospedale di Dar Al Wafa, nel quartiere Souq Talat della capitale. Era partito prima di Natale con tre colleghi siciliani per eseguire alcuni interventi alla mano ma il 6 gennaio si erano perse le sue tracce. Lo scorso anno i tecnici Marco Vallisa e Gianluca Salviato, anche loro rapiti in due diverse zone della Libia da gruppi composti da criminali e jihadisti, erano stati liberati dopo mesi di difficili trattative condotte dalla nostra intelligence. Ma la situazione nel paese non era compromessa come lo è oggi. E in entrambi i casi la contropartita richiesta non era politica ma più banalmente economica”.