Libia, italiani rapiti. Tripoli: “Non sono stati scafisti”. Servizi confermano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 luglio 2015 17:12 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2015 18:45
Libia, italiani rapiti. Governo di Tripoli: "Non sono stati gli scafisti"

Manifesto alla Bonatti, dove lavorano i quattro rapiti

TRIPOLI – I quattro lavoratori italiani della Bonatti rapiti in Libia (Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla) “non sono stati rapiti dai trafficanti di esseri umani”: è quanto sostiene il premier di Tripoli (che si oppone a quello di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale) Khalifa al-Ghweil in un’intervista a La7 di cui è stata fornita un’anticipazione. La stessa tesi è confermata dal sottosegretario con delega ai servizi segreti Marco Minniti, in un’audizione al Copasir, parlando di “iniziativa di una banda di soggetti non legati al terrorismo e che probabilmente cercano di monetizzare questa azione”.

“Considero molto scarsa la probabilità che il rapimento” degli italiani “abbia una relazione con i trafficanti. Piuttosto crediamo si tratti di criminali che vogliono turbare le relazioni che vogliamo instaurare con l’Italia”, ha detto al-Ghweil, escludendo quanto ipotizzato nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano

“Certamente seguiamo con molta attenzione questa spiacevole faccenda. Quello che so è che questi quattro italiani arrivavano dalla Tunisia per rientrare nello stabilimento dalla tangenziale Atuila, che porta alla strada principale ad ovest di Sabrata e in quel punto sono stati rapiti. Abbiamo attivato i nostri servizi segreti e l’intelligence di cui disponiamo. Consideriamo questi criminali nemici della tranquillità della Libia. Tuttavia considero molto scarsa la probabilità che questo rapimento avesse una relazione con i trafficanti di uomini. Dubito che la cosa riguardi il traffico di esseri umani, piuttosto crediamo che si tratti di criminali che vogliono turbare le relazioni che vogliamo instaurare con l’Italia.

Che non si tratti di un sequestro ordito dai trafficanti di esseri umani lo pensa anche Marco Minniti, sottosegretario con delega ai servizi segreti. In audizione al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica Minniti ha parlato di una situazione è molto complessa e delicata.

Il pericolo può essere o legato a un allungamento dei tempi del sequestro o alla difficoltà di individuare le fonti con cui interloquire in Libia, fonti che siano attendibili e che possano portare in tempi rapidi a una soluzione della vicenda.

Riguardo all’ipotesi che i rapitori siano legati in qualche modo agli scafisti arrestati nei giorni scorsi in Italia e che pertanto il rapimento dei quattro italiani possa essere utilizzato come ‘merce di scambio’ per ottenere dall’Italia il rilascio dei detenuti, dall’audizione è emerso che questa è una “via impercorribile” e va quindi va esclusa. Si tratterebbe invece dell’iniziativa di una banda di soggetti non legati al terrorismo e che probabilmente cercano di monetizzare questa loro azione. Se così fosse, è stato sottolineato, pur nella difficoltà della situazione, la vicenda sarebbe più facilmente gestibile.

Minniti ha rassicurato il Copasir sull’attivazione piena dell’intelligence italiana che in Libia ha un’ottima base di rapporti complessivi e sull’attivazione di tutte le possibilità in campo compresi i servizi omologhi.