Libia, i ribelli: “Misurata è libera, le forze di Gheddafi lasciano”

Pubblicato il 23 Aprile 2011 - 13:22 OLTRE 6 MESI FA

BENGASI – “Misurata è libera”, le forze di Muammar Gheddafi stanno lasciando la città della Libia occidentale, dopo settimane di durissimi scontri. Lo ha annunciato un portavoce dei ribelli libici. Già nella mattinata erano arrivato l’annuncio che le forze di Muammar Gheddafi si stavano ritirando da Misurata, l’unica città della Tripolitania in mano ai ribelli. Alcuni militari del regime feriti e catturati dai rivoltosi nei presso di un ponte durante il ripiegamento, avevano spiegato che l’ordine del ritiro era arrivato già da venerdì. Una dichiarazione che confermava quanto anticipato dal viceministro degli Esteri libico, Khaled Kaim, sulla volontà del regime di affidare le decisioni sul controllo della terza città libica alle tribù locali.

L’annuncio di Kaim è arrivato dopo le notizie sui consistenti successi dell’opposizione nella città e i nuovi bombardamenti aerei della Nato sulla capitale. Il vice ministro ha sottolineato in tv che i raid dell’alleanza atlantica hanno impedito ai combattenti fedeli al colonnello Gheddafi di riprendere Misurata e che i leader tribali hanno dato un “ultimatum” all’esercito. Kaim ha spiegato che le tribù locali avevano fissato a Tripoli una scadenza per la riconquista di Misurata, superata la quale avrebbero gestito direttamente la questione. “Se non riescono a risolvere il problema a Misurata allora la popolazione della regione will move in”, ha spiegato.

“La situazione a Misurata sarà affrontata dalle tribù e dalla popolazione e non dall’esercito libico”, ha confermato. “La tattica dell’esercito è avere una soluzione chirurgica, ma con gli attacchi aerei non funziona”.

L’assedio e i combattimenti nella città che si trova 200 chilometri a est di Tripoli hanno causato oggi, sabato, la morte di almeno 25 persone e circa 100 feriti.

Un nuovo raid aereo della Nato ha inoltre bombardato Tripoli, mentre il Pentagono ha diffuso la notizia che gli Stati Uniti hanno lanciato il primo attacco con un drone.