Los Angeles, sparò e uccise senzatetto. Procuratori decidono di non incriminare l’ex poliziotto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 marzo 2018 7:28 | Ultimo aggiornamento: 9 marzo 2018 21:56
Clifford Proctor

Clifford Proctor

LOS ANGELES – A Los Angeles, i procuratori distrettuali hanno deciso di non accusare un ex agente di polizia che aveva sparato a morte a un senzatetto sul lungomare di Venice.
L’attesa decisione del procuratore Jackie Lacey arriva quasi tre anni dopo che il poliziotto Clifford Proctor, che si è dimesso dal dipartimento di polizia di Los Angeles nel 2017; aveva sparato e ucciso Brendon Glenn, nato a New York che si trovava vicino al lungomare del quartiere della parte ovest di Los Angeles.

“Dopo una revisione condotta in modo indipendente e completo di tutte le prove riguardanti il caso, non possiamo provare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che Proctor non abbia agito nel rispetto della legge”, ha detto Lacey in una dichiarazione e aggiunto che l’ex agente “potrebbe aver ragionevolmente creduto che Glenn stesse cercando di prendere l’arma del  collega”.
Né Lacey né altri PM hanno preso in considerazione i commenti del capo della polizia Charlie Beck nel valutare se quanto commesso da Proctor fosse un reato.

Ma un avvocato che rappresenta la famiglia di Glenn, nei confronti della decisione ha avuto parole dure:”Il ritardo eccessivo e la codarda decisione di non perseguire Proctor evidenzia il conflitto di interessi nel caso in cui un procuratore distrettuale sia incaricato di accusare i poliziotti”, ha sostenuto l’avv. V. James DeSimone. “In questi casi, la giustizia richiede un procuratore indipendente”.
Il nome di Glenn è diventato un grido di battaglia locale per le continue critiche su come i poliziotti di Los Angeles usino la forza, in particolare contro gli afroamericani. Glenn era nero, come Proctor.
Due anni fa, il capo della polizia Charlie Beck dichiarò pubblicamente che Proctor dovesse essere accusato per aver commesso un reato in servizio e, per la prima volta in quanto capo, aveva proposto che un agente venisse processato per una sparatoria mortale. Il silenzio dell’ufficio di Lacey è stato spesso riferito da attivisti e altri che sostengono che i PM facciano poco per considerare gli agenti responsabili di dubbie sparatorie, scrive il Los Angeles Times.

L’ultima volta che l’ufficio del procuratore distrettuale della contea di Los Angeles ha perseguito un agente di polizia che in servizio era stato responsabile di una sparatoria risale al 2000.
Il 5 maggio 2015, Glenn è stato ucciso a colpi di arma da fuoco: la polizia ha cercato di trattenere il ventinovenne che aveva litigato con un buttafuori all’esterno di un bar di Windward Avenue. Proctor e il suo compagno erano intervenuti ed era iniziata una colluttazione.
Proctor ha detto agli investigatori che ha aperto il fuoco perché ha visto la mano di Glenn sulla fondina del collega e ha pensato stesse cercando di afferrare la pistola dell’agente, secondo un report della polizia di Los Angeles reso pubblico nel 2016.
Ma il video di un vicino bar e le dichiarazioni del collega di Proctor dicono altro: la mano di Glenn non è mai stata vista “sopra o vicino a qualche parte” della fondina, riferisce il report, e il collega non ha mai fatto “alcuna dichiarazione o azione” che potesse indicare che Glenn stesse cercando di prendere la pistola.
L’ufficio del procuratore distrettuale ha rilasciato il video, insieme a un memo di 83 pagine che illustra la decisione dei PM.
“Penso che l’ufficio del procuratore distrettuale abbia preso una decisione molto difficile, ma in base alla legge sia stata quella giusta, era una sparatoria giustificata”, ha detto l’avvocato di Proctor, Bill Seki.
“Basandosi sull’aggressività di Glenn e sulla lotta che stavano avendo in quel momento, sul suo stato mentale e su tutto ciò che percepiva, aveva ritenuto che, insieme al collega, fossero in pericolo”, ha sostenuto Seki.
La sparatoria ha scosso Venice, in particolare i giovani homeless con cui Glenn si accampava sulla spiaggia. Dopo il tragico evento, mentre gli investigatori perlustravano la scena del crimine, gli amici di Glenn mostravano dei cartelli con il suo nome, al di fuori della striscia gialla della polizia.
Glenn, pochi mesi prima della morte, si era trasferito in California in cerca di lavoro, come riferito dalla madre e dalla sorella al Times. Lo hanno descritto come un avventuriero che non temeva le sfide, una persona a cui piaceva fare battute e aiutare il prossimo.
La Police Commission, commissione civica di controllo che esamina tutte le sparatorie degli agenti di polizia di Los Angeles, nel 2016 aveva concordato all’unanimità che Proctor, sparando a Glenn, aveva violato la politica del dipartimento. Successivamente, la città di Los Angeles aveva accettato di pagare alla madre e al figlio della vittima, 4 milioni di dollari per chiudere le cause legali avviate in seguito al decesso.
Proctor, che nel frattempo è in attesa di processo per violenza domestica e altre accuse nella Contea di Orange, si è dichiarato non colpevole dei reati.