Mafia russa/ Requiem per l’ultimo padrino, ”il governatore della notte” di San Pietroburgo

Pubblicato il 14 maggio 2009 14:43 | Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2009 14:46

Lo chiamavano ”il governatore notturno” di San Pietroburgo, Vladimir Barsukov, uno dei capi più potenti della malavita organizzata in Russia negli anni Novanta, una sorta di padrino alla  John Gotti, ma con un braccio solo perso in un attentato alla sua vita e una pallottola ancora conficcata in petto. Ora i tempi del suo dominio sono finiti, scrive il New York Times, e il gangster è sotto processo a Mosca per una varietà di accuse, tipo scalate illegali a corporazioni, estorsione e tentato omicidio, per citarne solo alcune.

Barsukov «è l’ultimo della schiera di potenti criminali degli anni Novanta, mentre gli altri o sono in carcere o sono stati uccisi”, dice Vadim Volkov, un esperto sulla mafia russa all’Università Europea di San Pietroburgo. «Il suo processo è indubbiamente una vittoria delle autorità russe su quello che restava dei potenti clan criminali che un tempo scorrazzavano armi in pugno nella città”.

Il processo, scrive il Times, offre alla vista uno scorcio del violento periodo della Russia post-sovietica, un tempo in cui governi deboli e forze di polizia inadatte e male equipaggiate nulla potevano contro le bande di criminali che insanguinavano le strade delle principali città del Paese per conquistare il controllo delle ricchezze lasciate da un impero crollato.

Le cose cominciarono a cambiare nel 2000, quando un ex-agente del Kgb, poi diventato funzionario politico a San Pietroburgo, Vladimir Putin, divenne presidente della Russia impegnandosi a consolidare il suo potere ed a por fine alla dilagante criminalità.

A Putin occorse qualche anno per raggiungere i suoi obiettivi, fino a quando il 24 agosto del 2007 un esercito di 300 poliziotti-commando venuti da Mosca piombò sulla dacia di Barsukov, poco fuori San Pietroburgo, arrestandolo. Tale era la corruzione dilagante nella città del boss mafioso, che l’operazione concepita a Mosca fu tenuta segreta nel timore che la polizia locale potesse avvertirlo e consentirgli la fuga.

Ivan Mironov, ex-compagno di cella di Barsukov, ha dichiarato al Times nel descrivere il gangster: ”Ho passato otto mesi con lui in carcere, e debbo dire che mi è un uomo fenomenale, molto intelligente, credente, di saldi principi morali e straordinariamente risoluto”.

Il processo contro Barsukov si svolge a porte chiuse, cosa che ha subito scatenato illazioni e supposizioni nella stampa occidentale. Che cosa si vuole nascondere?

In quietanti notizie sono circolate su presunti rapporti tra il boss e il Cremlino di Putin. Alcuni si sono spinti a teorizzare che per un certo tempo Barsukov aveva contatti con lo stesso Putin. Poi, nelle faide interne ai centri di potere russi cadde in disgrazia. Quando e perche’ probabilmente non si saprà mai.