Malala Yousafzai, presi in Pakistan i talebani che le spararono

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2014 21:14 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2014 21:25
Pakistan, presi i talebani che spararono a Malala

Malala Yousafzai

ISLAMABAD – A due anni dall’attacco contro la studentessa pachistana Malala Yousafzai, l’esercito pachistano ha annunciato la cattura dei presunti attentatori appartenenti al principale gruppo talebano del Tehrik-e-Taleban Pakistan (Ttp). Una paternità però smentita da un portavoce talebano secondo cui l’azione fu ideata da mujaheddin locali, senza affiliazioni con il Ttp.

In una conferenza stampa, i militari hanno illustrato l’operazione condotta con l’aiuto dell’intelligence militare e che ha portato all’arresto di 10 uomini di un gruppo chiamato ‘shura’.

Malala, all’epoca quindicenne , era insieme a due compagne di scuola (rimaste ferite in modo lieve) quando il minibus su cui viaggiava fu attaccato il 9 ottobre 2012 mentre rincasava a Mingora, nella valle di Swat.

La ragazza era già famosa per le sue battaglie a favore dell’istruzione femminile e per un blog che teneva per la Bbc nel 2008 quando i talebani controllavano la regione.

Quel 9 ottobre due militanti si avvicinarono al veicolo delle studentesse, la chiamarono per nome per identificarla e subito dopo le spararono a bruciapelo diversi proiettili che la colpirono gravemente alla testa. Ridotta in fin di vita, fu trasferita prima in un ospedale di Rawalpindi e poi a Birmingham dove per diverso tempo fu sottoposta a una serie di delicate operazioni chirurgiche.

Da allora vive nella città britannica con la famiglia e non potrà più tornare in Pakistan per le minacce dei fondamentalisti.

Gira per il mondo per sensibilizzare sull’importanza dell’istruzione contro i fanatismi ed ha raccontato la sua vicenda in un’autobiografia dal titolo “Io sono Malala”, che ha avuto un successo mondiale.

Secondo il generale Asim Saleem Bajwa, direttore generale dell’ufficio stampa dell’esercito, i dieci militanti, tutti residenti nell’area di Malakand, agirono su istruzione del potente leader talebano Mullah Fazlullah, detto ‘radio Mullah’, all’epoca nascosto in Afghanistan e diventato lo scorso novembre comandante dei talebani del Ttp dopo la morte di Hakimullah Mehsud ucciso da un drone americano.

Sempre secondo l’esercito, la cellula aveva in mente di realizzare altri 22 attentati contro personalità locali in base a una lista consegnata dallo stesso Fazlullah.