Maldive, italiano accusato di voler raggiungere base Usa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 agosto 2015 23:19 | Ultimo aggiornamento: 11 agosto 2015 23:53
Maldive, italiano accusato voler raggiungere base Usa

La base militare americana Diego Garcia

MALE’ (MALDIVE)   – Sette stranieri sono stati arrestati nelle Maldive e trattenuti per mezza giornata perché sospettati di voler raggiungere clandestinamente in battello la base militare americana di Diego Garcia, in pieno Oceano Indiano, uno dei luoghi più inaccessibili al mondo, una specie di ‘portaerei’ fissa da cui partivano per esempio i bombardieri diretti in Iraq e Afghanistan: un’impresa ai limiti del surreale, se tale fosse davvero stata la loro intenzione.

In un primo momento il quotidiano locale ‘Haveeru’ aveva sostenuto fossero italiani e tedeschi, poi però è emerso che di italiani a bordo ce n’era uno solo, anche se si trattava dell’organizzatore della singolare crociera off-limits: Giorgio Rosi Belliere, 73 anni, milanese da tempo trapiantato nell’arcipelago asiatico, di professione operatore turistico.

I suoi compagni, anzi clienti, erano tre cittadini statunitensi, un canadese e un ungherese, cui si aggiungeva il loro cuoco originario dello Sri Lanka. Insieme avevano noleggiato un peschereccio con sedici uomini di equipaggio sull’atollo di Addu, estrema propaggine meridionale del territorio maldiviano. Una volta salpati, però, non hanno fatto in tempo ad allontanarsi che di 50 miglia in direzione sud, appena 80 chilometri, quando sono stati intercettati da un elicottero della Guardia Costiera che ha intimato di tornare indietro.

Rientrati ad Addu, per tutti è scattato il fermo con l’accusa di espatrio illegale e inosservanza delle norme doganali. Rosi Belliere ha tentato di spiegare che il piano originario era quello di raggiungere Peros Banhos, un remoto atollo situato nella parte nord delle isole Chagos, tra le quali rientra anche Diego Garcia: insieme ad altre formano il possedimento noto come Territorio Britannico dell’Oceano Indiano, il cui lembo piu’ prezioso e’ stato pero’ affittato da Londra a Washington. Per non gettare al vento gli 8.000 dollari al giorno che costava loro l’imbarcazione, oltre 7.250 euro, hanno pensato a una battuta di whale-watching, l’avvistamento dei cetacei in alto mare: niente base Usa, insomma. Lì per lì  non sono stati creduti.
“Non ci si avventura a cercare balene con il brutto tempo e onde alte 2 metri e mezzo”, ha tagliato corto Mohamed Hussain Shareef, sottosegretario alla Presidenza, insistendo sul fatto che pretendessero di andare a Diego Garcia: per la cronaca, un viaggetto di 435 miglia, oltre 800 chilometri.

Con il procedere dell’interrogatorio, però, l’incongruenza del presunto proposito è emersa sempre più chiaramente, e ha indotto gli inquirenti a fare retromarcia. “Ci hanno trattenuto più o meno per dodici ore”, ha poi raccontato il tour-operator italiano, frattanto rientrato nella capitale Male’. “Quindi ci hanno comunicato che eravamo liberi”. Shareef ha in seguito precisato che nei confronti dei sette intrepidi navigatori non sono scattate incriminazioni di alcun tipo. Tanto a Diego Garcia non ce l’avrebbero mai fatta a sbarcare, ha comunque tenuto a sottolineare il sottosegretario. “I nostri pescatori lo sanno bene”, ha concluso, “se finiscono da quelle parti per i loro battelli c’+ la confisca