Mali, forse un nuovo Afghanistan. Al Qaeda attacca in Algeria

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 17 Gennaio 2013 19:01 | Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2013 23:02
Algeria, il blitz fallito di un alleato con i piedi di sabbia

Il sito petrolifero Bp di In Amenas (Foto Lapresse)

ALGERI – Hanno sentito il rumore degli elicotteri volare sopra le loro teste gli ostaggi dell’enorme sito petrolifero di In Amenas. Hanno sperato che quegli elicotteri, dell’esercito algerino, li liberassero. Loro erano rimasti lì. Non erano riusciti a fuggire per il deserto. Forse anche la paura di dover scappare in quell’orizzonte di sabbia non ha dato forza alla loro fuga. Confidavano in un blitz.

Quando hanno sentito gli elicotteri c’hanno sperato. Ma prima che quei militari potessero liberarli, 30 di loro sono morti. Solo quattro ce l’hanno fatta. Insieme a 600 dipendenti algerini.

Non è ancora chiaro se la morte degli ostaggi occidentali sia arrivata per mano dei loro aguzzini o dei militari che avrebbero dovuti salvarli. E consola poco che nello scontro sia morto anche il capo del commando, Abu Al-Baraa, insieme ad altri 14 rapitori.

Il blitz algerino è finito male. Del resto se 1.400 soldati francesi sono arrivati in Mali è proprio per addestrare le truppe locali. I guerriglieri jihadisti sono molto meglio preparati e armati. Armi dalla Libia di Gheddafi e dai soliti traffici internazionali. Forse dall’Iran.

I militari francesi li cercano casa per casa. Se riescono a trovarli, non sempre finisce bene. Gli jihadisti conoscono i posti. Conoscono la gente. Conoscono la lingua.

I maliani hanno accolto i francesi con canti, balli, feste. Adesso. Si vedrà col tempo se il Mali, e in generale il fronte nordafricano, non si trasformerà in un nuovo Afghanistan. 

Questa volta a combattere non c’è più l’America lontana, ma l’Europa, ad un’ora di volo da quei territori. L’Ue ha dato il via libera alla missione in Mali. L’inviato delle Nazioni Unite in Sahel, Romano Prodi, ha detto che l’intervento era l’unica cosa possibile. Il presidente francese Francois Hollande ha definito l’intervento “al servizio della pace”.

L‘Algeria ha superato il ricordo del colonialismo e ormai agisce guardando a Parigi. L’ha fatto anche firmando contratti con Peugeot e Renault. Ha chiuso i confini con il Mali. Tenta di arginare l’avanzata di al Qaeda nel Maghreb Islamico. Ma se i risultati sono come quelli del blitz di In Amenas c’è poco da sentirsi al sicuro.