Marea nera, Bp scalda i motori delle trivelle in Alaska

Pubblicato il 24 Giugno 2010 21:32 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2010 21:33

La Bp è pronta alle trivellazioni in Alaska, proprio mentre la marea nera inquina i mari del sud. Le nuove trivelle dovrebbero essere installate non piu’ in profondita’ in mezzo al mare, ma cosi’ vicino alle coste e cosi’ in superficie da essere considerate ‘on shore’, trivellazioni sulla terraferma.

E’ questo il progetto, denominato Liberty, al quale il gruppo petrolifero britannico sta lavorando. Dovrebbe diventare operativo nel prossimo autunno e il gruppo ha gia’ ottenuto tutti i permessi necessari. A rivelarlo e’ stato oggi il New York Times, che ha offerto nel dettaglio il quadro del progetto. Liberty prevede trivellazioni ad appena 5 km dalle coste dell’Alaska, nel mare di Beaufort.

Collocata su un’isola artificiale realizzata dalla stessa Bp, una trivella dovrebbe ‘perforare’ il fondo del mare in verticale per circa 3 km, quindi proseguire orizzontalmente per una decina di chilometri fino a raggiungere un pozzo, chiamato appunto ‘Liberty’. E proprio per il tipo particolare di trivellazione, tecnicamente tanto difficile quanto possibile, il pozzo e’ stato classificato ‘on shore’, sulla terraferma. Una terraferma che pero’ non esisteva in natura. L’ha realizzata la stessa Bp in acque non piu’ profonde di una decina di metri. Un getto di ghiaia che e’ stato trasformato in un’isola di oltre 12 ettari, in acque non piu’ alte di 7 metri. Questo ha consentito alle autorita’ dell’Alaska di considerare ‘on shore’ il pozzo, e come tale non soggetto alle regole delle trivellazioni ‘off shore’, per le quali la Casa Bianca ha chiesto una moratoria.

I tecnici della Bp hanno assicurato che non esistono rischi, ma scienziati ed esperti esprimono piu’ di una perplessita’. Interpellati dal Nyt, ricercatori legati a gruppi ambientalisti sottolineano che perforare ‘in orizzontale’ rappresenta un rischio enorme, e non e’ affatto giusto che quel pozzo sia stato classificato ‘on shore’. Si profila dunque un’altra battaglia legale, come quella che, sull’emergenza marea nera, la Casa Bianca sta combattendo con il giudice federale Martin Feldman, del distretto di New Orleans.