Marissa Alexander rischia 60 anni di carcere: sparò a salve contro il marito violento

di Marzia Boscarino
Pubblicato il 8 Marzo 2014 8:02 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2014 20:53
Marissa Alexander rischia 60 anni di carcere: sparò a salve contro il marito violento

Marissa Alexander rischia 60 anni di carcere: sparò a salve contro il marito violento (Ap-LaPresse)

JACKSONVILLE, FLORIDA – In un Paese, la Florida, che ammette ancora (insieme ad altri 44 Stati americani su 50) la pena di morte, Marissa Alexander (33 anni) rischia 60 anni di carcere per aver sparato a salve un colpo di avvertimento in direzione dell’ex marito, Rico Gray, e dei suoi due figli.

Sessant’anni di carcere – che è due volte la pena massima prevista in Italia – per una donna che avrebbe agito solo per legittima difesa, contro un marito violento che lei non ha neanche ferito.

Violenze fisiche e psicologiche delle quali Marissa Alexander ha accusato l’ex-marito, violenze confermate dalla confessione dello stesso Rico Gray, che ha raccontato agli inquirenti la sua storia di violenze e abusi sessuali, fra i quali egli ha ammesso e incluso quelli ai danni della ex moglie.

Quello di Marissa Alexander è stato un semplice colpo di avvertimento che non ha causato né morti né feriti.

Nel 2012 il giudice di prima istanza, James Daniel, ha condannato Marissa a 20 anni di carcere in tre sentenze diverse, ordinando la loro esecuzione simultanea.

Senonché, nel settembre 2013, la Corte d’appello ha stabilito che il giudice Daniel aveva sbagliato a dare alla donna l’onere di “provare” la sua innocenza, ovvero la legittima difesa. Mentre secondo la Corte sarebbe bastato il “ragionevole dubbio riguardo la legittima difesa” a portare a una sentenza di non colpevolezza della Alexander.

La Corte d’appello ha, dunque, accolto il ricorso di Marissa, che sosteneva di aver agito per legittima difesa.

A luglio ci sarà la sentenza definitiva sul caso.

La 10-20-Life law impone una pena minima di 20 anni di carcere per chiunque spari, se non è dimostrata la legittima difesa.

La pubblica accusa, ovvero il procuratore Angela Corey, sostiene però l’esistenza di una regola procedurale in base alla quale sentenze multiple per crimini affini che ricadono sotto la 10-20-Life law vadano applicate come parti connesse di un’unica sentenza. E, dato che le sentenze in questione sarebbero tre (la prima nel 2012, la seconda nel settembre 2013 e la terza, attesa per luglio 2014), la condanna definitiva potrebbe ammontare a 60 anni di carcere (20 moltiplicato 3).

Il gruppo in difesa della donna, il “Free Marissa Now“, guidato dall’avvocato Sumayya Fire, ha di recente reso alla stampa una dichiarazione nella quale ha definito  l’azione di Corey un “clamoroso abuso di potere”. Nello specifico, il gruppo in difesa di Marissa accusa Corey di cattiva condotta giudiziaria, in quanto la Corey non aveva, in un precedente caso molto simile, mosso alcuna accusa contro due criminali quali George Zimmerman e Michael Dunn, nonostante essi avessero ucciso a colpi di pistola due ragazzi neri.