Marò, chiesta licenza di un mese per tornare in Italia a votare

Pubblicato il 18 Febbraio 2013 21:42 | Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2013 2:49
Marò, chiesta licenza di un mese per tornare in Italia a votare

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (Foto Lapresse)

NEW DELHI – I due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone potrebbero rientrare in Italia per esercitare il diritto di voto nelle elezioni di domenica. Il presidente della Corte Suprema indiana Altamas Kabir sta esaminando la richiesta presentata dai due fucilieri di poter usufruire di un permesso di un mese che consenta loro di rientrare una seconda volta in Italia.

E’ la stessa corte che ha sentenziato che lo Stato del Kerala non ha giurisdizione sull’incidente in mare in cui furono coinvolti un anno fa i due marò. La richiesta di un nuovo permesso sarà discussa martedì 19 febbraio nella sessione pomeridiana che comincia alle 14 locali (le 9,30 italiane).

Latorre e Girone hanno ottenuto il 20 dicembre scorso dall’Alta Corte del Kerala una licenza di due settimane per trascorrere le vacanze natalizie a casa con le loro famiglie. I termini dell’accordo sono stati rigorosamente rispettati: i due fucilieri, come previsto, hanno fatto ritorno a Kochi il 4 gennaio. A sostenere le ragioni di Latorre e Girone, dinanzi alla corte sarà l’avvocato Arish Salve, che li ha difesi lo scorso anno nella battaglia legale in Corte Suprema per ottenere il riconoscimento sul caso della giurisdizione italiana e non indiana.

Ci sono voluti quasi quattro mesi e mezzo per la pubblicazione della sentenza di quel ricorso in cui si è deciso che, se da una parte effettivamente il Kerala non aveva giurisdizione sull’incidente avvenuto fuori dalle acque territoriali indiane, la stessa poteva però  spettare in linea di principio allo Stato indiano.

Per questo il 18 gennaio scorso la Corte Suprema, rendendo noto il verdetto, ha chiesto al governo di costituire un tribunale speciale che riveda la questione della giurisdizione e, nel caso, istruisca un processo equo per Latorre e Girone. Si tratta di una iniziativa inedita in India in base alla quale il ministero degli Esteri dovrà chiedere a quello della Giustizia di designare i giudici per questo tribunale, e rimettere quindi il dossier al massimo tribunale indiano per una definitiva approvazione.

Per il momento l’iter non è ancora stato avviato. Comunque, dopo la sentenza di gennaio i due militari italiani hanno lasciato Fort Kochi in Kerala, dove erano in libertà su cauzione, e si sono trasferiti nella capitale indiana, sotto tutela dell’ambasciata d’Italia e la supervisione della Corte Suprema.

Ospitati in un piccolo edificio della rappresentanza diplomatica italiana, i due militari svolgono da un mese attività lavorativa, sono liberi di muoversi in città, con l’unica condizione che una volta alla settimana devono recarsi in commissariato nel quartiere diplomatico di Chanakyapuri per firmare il registro.