Libero: “Un blitz militare per liberare i marò: ecco come fare”

Pubblicato il 11 Giugno 2012 14:50 | Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2012 14:57
marò

I due marò (LaPresse)

ROMA – “Sommergibili, spie e incursori. Ecco il blitz per liberare i marò”: così il quotidiano “Libero” continua la sua campagna per i due fucilieri Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati in India per la vicenda dell’Enrica Lexie e dei pescatori indiani uccisi perché sarebbero stati scambiati per pirati.

Il quotidiano si prodiga a immaginare un colpo di mano per riportare a casa i due militari, liberati su cauzione il 2 giugno scorso e ora in libertà vigilata in India, con un sommergibile Scirè S527 che usa un sistema a celle a combustibile in cui reagiscono idrogeno e ossigeno e producono così energia elettrica. Gianandrea Gaiani in un articolo pubblicato domenica 10 giugno ipotizza la fuga sottomarina in una missione per ora fittizia, la “rescue mission”.

Con lo Scirè i due soldati potrebbero scappare, secondo la tesi di Libero, visto che il sottomarino avanzerebbe in modo silenzioso e così “poco tracciabile dai sonar nemici” grazie anche alla forma dello scafo.

Il quotidiano sostiene che l’Italia ha forze, tecnologia e intelligence per liberare i due soldati. Ecco l’ipotetica fuga:

Nella tarda serata all’Embarkation Jetty, l’imbarcadero a nord dell’isola di Willingdon, non c’è mai molta gente e nell’oscurità nessuno ha fatto caso ai quattro uomini arrivati a bordo di un furgoncino Tata che aveva percorso tutta la Malabar Road per salire a bordo del piccolo motoscafo. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno lasciato le loro camere all’albergo Trident, nell’isola di Willingdon ad appena 500 metri dall’aeroporto militare, utilizzando un ingresso di servizio nascosti all’interno di due carrelli utilizzati per il trasporto della biancheria.

Gli agenti della polizia indiana che sorvegliano con discrezione e in abiti borghesi i movimenti dei due fucilieri da quando hanno ottenuto la libertà su cauzione li credono nelle loro camere (dove due militari della delegazione italiana tengono luci e televisione accesa) e non fanno caso a un furgone Tata che si dirige a nord lungo la Bristow Road. Silenziosi e invisibili Per precauzione Latorre e Girone hanno lasciato in camera anche i telefoni cellulari utilizzati in questi mesi per parlare con i famigliari e molto probabilmente controllati dalle autorità indiane. In pochi minuti l’imbarcazione si lascia alle spalle le luci della Port Autorithy e punta decisamente verso lo stretto che conduce in mare aperto. Dopo quindici minuti l’equipaggio verifica la propria posizione con il Gps e ferma il motore spegnendo le luci. È quello il punto esatto per l’appuntamento con il sottomarino Scirè, gioiello tecnologico della flotta subacquea italiana, che in qualche secondo emerge a poche decine di metri. Il motoscafo riaccende il motore e si avvicina al sommergibile.

E ancora:

A Latorre e Girone basta un balzo per raggiungere lo scafo e scomparire dentro a un boccaporto mentre i loro accompagnatori avranno ancora alcune ore per far sparire le loro tracce prima che, nella tarda mattinata, la polizia noti che i due fucilieri non si sono presentati per la firma quotidiana. Derivati dagli U-212 tedeschi, i sottomarini Scirè e Todaro (e i due gemelli più moderni in costruzione) sono in grado di navigare a lungo immersi e silenziosi grazie al sistema propulsivo a celle a combustibile in cui l’idrogeno e l’ossigeno vengono fatti reagire per produrre energia elettrica. Meno di 2mila tonnellate di stazza per 56 metri di lunghezza, grazie alla ridotta segnatura sonar possono avvicinarsi alle coste nemiche sbarcando incursori e spie. Certo questo è un racconto di fantasia ma basta leggere le motivazioni dell’incriminazione dei due militari per rendersi conto che il verdetto del processo è già scritto.