Martin Luther King. Era l’Fbi a minacciarlo. La lettera del vice di Hoover, NYT

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 novembre 2014 7:00 | Ultimo aggiornamento: 13 novembre 2014 19:53
Martin Luther King. Era l'Fbi a minacciarlo. La lettera del vice di Hoover, NYT

Martin Luther King. Era l’Fbi a minacciarlo. La lettera del vice di Hoover, NYT

ROMA – Martin Luther King. Era l’Fbi a minacciarlo. La lettera del vice di Hoover, NYT. J. Edgar Hoover era ossessionato da Martin Luther King e cercò in tutti i modi di screditarlo. L’ennesima testimonianza emerge da una lettera anonima e minatoria che il potentissimo capo dell’Fbi fece scrivere al suo vice e nella quale il pastore afroamericano paladino dei diritti civili è additato come “un male, un animale sporco e anormale, un ciarlatano”, e viene apparentemente istigato addirittura al suicidio.

La lettera, di cui si fece cenno per la prima volta la scorsa estate, è stata pubblicata ora dal New York Times in forma inedita e integrale dopo la copia scoperta da una storica dell’università di Yale, Beverly Gage, negli archivi nazionali. “Stavo cercando un libro su Edgar J. Hoover quando mi sono ritrovata tra le mani la lettera”, ha raccontato al Nyt.

“Sono rimasta sorpresa nello scoprire una versione completa e non censurata, nascosta in un documento riservato negli archivi”, ha aggiunto. La lettera fu scritta nel 1964 dal capo dell’intelligence nazionale, William Sullivan, che finse di essere un attivista nero disilluso, in base a un estremo tentativo di Hoover di destabilizzare il leader afroamericano pochi giorni prima di ricevere il premio Nobel per la pace.

L’ex capo dell’Fbi – figura potentissima per decenni ai vertici del potere Usa e oggi più che controversa secondo molti studi storici – odiava e temeva King a tal punto da bollarlo come “il leader negro più pericoloso del Paese”. I suoi agenti cercarono disperatamente qualcosa per poterlo distruggere e l’unica che trovarono riguardava le sue relazioni extraconiugali, definite nella lettera ‘orge sessuali’.

Quando Hoover scoprì che il reverendo stava per ricevere il premio Nobel aumentò gli attacchi contro King, istruendo i suoi uomini a inviargli la lettera anonima in cui addirittura gli faceva balenare il suicidio, ventilato come l’unica strada per evitare la gogna mediatica, di fronte al ricatto della rivelazione di segreti sulla sua vita privata.

“C’è solo una cosa che puoi fare. Non c’è che una via d’uscita per te. E’ meglio farla finita prima che tutto il male venga fuori. Hai solo 34 giorni di tempo per farlo”, si legge nella lettera, che indica di fatto come scadenza limite la data in cui il celebre attivista avrebbe ricevuto il Nobel. King parti’ comunque per la Norvegia prima di ricevere la missiva, che fu aperta dalla moglie Coretta. Quando il reverendo mostrò poi il contenuto ai collaboratori, tutti concordarono che era chiaramente un lavoro dell’Fbi e un palese tentativo di ricattarlo visto anche che all’epoca i neri non potevano avere accesso a sofisticati sistemi di sorveglianza.

“Una stranezza della campagna di Hoover contro King è il fatto che si rivelò un fiasco e che l’Fbi non riuscì mai veramente a danneggiare la sua immagine”, fa notare peraltro la studiosa Gage. “Mezzo secolo dopo, continuiamo a considerare King come un modello di coraggio morale e dignità umana. Hoover, invece, è vituperato. E in questo contesto, forse la cosa più sorprendente non è ciò che l’Fbi tentò di fare, ma il fatto che fallì”.