Li Meng-Yan, la virologa di Hong Kong accusa la Cina: “Ha tenuto nascosto il coronavirus”

di Caterina Galloni
Pubblicato il 15 Luglio 2020 7:00 | Ultimo aggiornamento: 14 Luglio 2020 18:29
Li Meng-Yan, la virologa di Hong Kong

Li Meng-Yan, la virologa di Hong Kong accusa la Cina: “Ha tenuto nascosto il coronavirus”

Li Meng-Yan, ex virologa della School of Public Health di Hong Kong, accusa Pechino di aver tenuto nascosto il coronavirus.

Li Meng-Yan ha affermato di essere stata costretta a fuggire dalla Cina alla fine di aprile e rifugiarsi negli Usa poiché sa “come viene trattato chi denuncia”.

All’inizio del 2020, ovvero da quando l’epidemia di coronavirus per la prima volta è arrivata all’attenzione mondiale, il governo cinese è stato accusato di aver cercato di mettere a tacere chiunque avesse tentato di far scattare l’allarme.

I medici, dopo aver scritto dei post sui social media in cui raccontavano cosa stava accadendo, sono stati arrestati.

I giornalisti per aver tentato di denunciare il problema, hanno raccontato di essere stati perseguitati, sequestrate le loro attrezzature di lavoro.

Parlando con Fox News, Li Meng-Yan ha affermato di essere stata una delle prime persone a iniziare le ricerche sul nuovo coronavirus, ma che le sue iniziative erano state represse.

“La ragione per cui sono arrivata negli Stati Uniti è perché volevo dire la verità sul Covid-19”. “Se l’avessi detta a Hong Kong sarei scomparsa, mi avrebbero ucciso”.

L’ex virologa parla dopo l’approvazione della legge sulla sicurezza di Hong Kong

Le affermazioni arrivano giorni dopo che a Hong Kong è stata approvata una nuova legge sulla sicurezza.

Secondo i critici, consentirà a Pechino di colpire gli oppositori politici presenti all’interno del paese.

Li ha raccontato che il suo supervisore le aveva chiesto di condurre un’indagine “segreta” su un nuovo virus “simile alla Sars”.

“Per fare delle ricerche in Cina, il governo ha rifiutato la presenza di esperti stranieri, compresi quelli di Hong Kong”.

“Mi sono rivolta ai miei amici per avere maggiori informazioni”.

Ha spiegato di aver parlato con una serie di contatti, compresa una persona che aveva lavorato al Center for Disease Control and Prevention cinese.

L’amico le aveva raccontato di un virus sconosciuto emerso a Wuhan e che erano stati osservati “casi di gruppi familiari”, un indicatore della trasmissione uomo a uomo.

Le era stato inoltre detto che si pensava che il numero di casi stessero aumentando in modo esponenziale.

Secondo Li, quando parlò delle scoperte al superiore, le fu detto di “tacere e stare attenta”.

“Mi ha avvertito. Non andare oltre la linea rossa“, ha raccontato Li, riferendosi ai limiti non dichiarati posti da Pechino sulle indagini. “Ci metteremmo nei guai e scompariremmo”.

Di recente, Pechino ha imposto a Hong Kong nuove leggi drastiche. In precedenza l’autonomia era garantita in base a un accordo noto come “un paese, due sistemi”.

La nuova legge prende di mira reati come secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze straniere.

I critici sostengono che la legge minerà la libertà di stampa, l’indipendenza della magistratura e il diritto a proteste pacifiche all’interno del territorio (fonte: The Sun)