Meriam è libera: si è rifugiata all’ambasciata Usa di Khatoum

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Giugno 2014 1:14 | Ultimo aggiornamento: 27 Giugno 2014 1:14
Meriam è libera: si è rifugiata all'ambasciata Usa di Khatoum

Meriam è libera: si è rifugiata all’ambasciata Usa di Khatoum

ROMA – Meriam è libera e si è rifugiata nell’ambasciata Usa di Khartoum. Me Muhanad Mustafa, il legale della donna cristiana condannata a morte per apostasia e poi graziata, lo ha riferito la sera del 26 giugno:

“Meriam si trova all’ambasciata Usa in questo momento. Lei e il marito pensano che sia un posto sicuro”.

Il legale non ha voluto aggiungere ulteriori dettagli mentre un portavoce della sede diplomatica americana non ha voluto commentare, ma ciò che è sicuro è che Meriam è libera per la seconda volta. La giovane donna, 26 anni, è stata rilasciata la mattina del 26 giugno dopo essere stata fermata martedì 24 in aeroporto mentre tentava di lasciare il Sudan per raggiungere gli Usa e trattenuta per circa 48 ore.

Tuttavia, sulla carta, non può ancora lasciare il Paese: deve aspettare il nulla osta della Corte d’appello che ratifichi l’annullamento della sentenza di condanna, secondo quanto ha riferito Antonella Napoli, presidente dell’Ong ‘Italians for Darfur’, che insieme all’ong ‘Sudan Change Now’, è da tempo impegnato sulla vicenda. L’ottenimento del nulla osta “richiederà alcuni giorni”.

Sulla vicenda del fermo, il ministro degli Esteri Federica Mogherini aveva “avviato i contatti, nel rispetto delle autorità locali” per arrivare “in tempi brevi a una soluzione positiva e definitiva” del caso. Il marito della donna, Daniel Wani, che ha la doppia cittadinanza, americana e sud sudanese, il 25 giugno aveva chiesto l’aiuto dell’Italia per sbloccare il fermo della moglie e risolvere una volta per tutte la vicenda. Anche il viceministro Lapo Pistelli aveva ribadito l’impegno italiano sul caso, che sarebbe stato affrontato durante la missione della prossima settimana nel Corno d’Africa.

Ancora una volta insomma Meriam è libera, pur non avendo ancora lasciato il Paese. Secondo il Daily Mail, la donna e la sua famiglia dovrebbero andare in Sud Sudan e da lì partire per gli Stati Uniti. Dopo la condanna a morte per apostasia e a 100 frustate per adulterio a maggio, la Corte d’appello aveva annullato pochi giorni fa la sentenza e rimesso in libertà Meriam.

Il giorno dopo l’annullamento la donna e la sua famiglia si sono recati in aeroporto a Khartoum per lasciare il Paese e raggiungere gli Usa. Giunta ai controlli, 50 membri dei servizi segreti l’avevano però fermata e trasferita, insieme al marito e ai figli, in un centro di detenzione vicino all’aeroporto. Lì era stata interrogata, con l’accusa di aver utilizzato dei documenti irregolari per lasciare il Paese: un visto americano e un documento rilasciato dall’ambasciata del Sud Sudan. Il caso ha poi suscitato una piccola tensione diplomatica con la convocazione degli ambasciatori americano e sud sudanese.

Sembra d’altronde che i documenti non fossero l’unica motivazione del fermo: in un’intervista rilasciata al giornale sudanese Al Intibaha e riportata dal Telegraph, il fratello di Meriam, Al Samani Al Hadi Mohamed Abdullah, ha dichiarato di essere andato dalla polizia per denunciare il “rapimento” di Meriam da parte del marito, poco prima che lei cercasse di partire per gli Stati Uniti. Si tratta dello stesso parente della donna che pochi giorni fa aveva dichiarato che “se non si fosse pentita (e convertita all’islam), sarebbe dovuta morire”. Ora Meriam è di nuovo libera, mentre si apre una delicata partita diplomatica.