Meriam, l’incubo continua. Liberata, poi fermata di nuovo all’aeroporto

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Giugno 2014 11:29 | Ultimo aggiornamento: 25 Giugno 2014 11:29
Meriam, l'incubo continua. Liberata, poi fermata di nuovo all'aeroporto

Meriam e suo marito Daniel Wadi

ROMA –  L’incubo di Meriam Yahia Ibrahim Ishag sembra non finire mai. La donna sudanese condannata a morte per apostasia a maggio, e liberata due giorni fa dopo l’annullamento della sentenza da parte della Corte d’appello, è stata arrestata di nuovo all’aeroporto, insieme al marito, mentre tentava di lasciare quel Paese che la voleva frustare e poi impiccare.

Antonella Napoli, presidente dell’Ong Italians for Darfur, che ha seguito la vicenda fin dall’inizio, ha riportato in un tweet le parole dell’avvocato della cristiana in un sms:

“Meriam e Daniel (il marito) sono stati arrestati dai servizi segreti in aeroporto. Ora si trovano in un ufficio della sicurezza a Khartoum”.

La notizia è rimbalzata in pochi minuti in tutto il mondo, prima che giungesse la rassicurazione dell’ambasciatrice del Sudan in Italia:

“Si tratta di un controllo sui documenti, Meriam sarà rilasciata a breve”.

Ma l’allarme non è ancora rientrato. Secondo fonti dell’ambasciata sudanese, Meriam sarebbe stata fermata, e non arrestata, per un controllo sui documenti. La donna si sarebbe precipitata in aeroporto per lasciare il Paese insieme alla famiglia, ma una volta giunta ai controlli di sicurezza sarebbe stata fermata, non avendo con sé un documento scritto che attestasse la sentenza di annullamento della Corte.

Alcuni dettagli sul fermo di Meriam sono stati riportati dal suo avvocato alla Nbc: un plotone di 50 membri delle forze di sicurezza l’ha bloccata dopo un acceso confronto avvenuto all’aeroporto. Nel centro di detenzione di Khartoum insieme alla donna e al marito, ci sono anche i suoi figli, Maya, nata mentre Meriam era in carcere, e Martin, di 2 anni.

Gli agenti “erano molto arrabbiati” ha detto il legale al Guardian.

“Hanno preso la famiglia e l’hanno portata nel centro di detenzione. Non hanno lasciato entrare noi avvocati”.

Secondo l’avvocato gli agenti

“sapevano della sentenza di annullamento della Corte e Meriam non ha alcune restrizioni per viaggiare”.

Un intralcio in una storia giunta soltanto il giorno prima a un lieto fine. La Corte d’appello sudanese aveva annullato la precedente sentenza di maggio, con la quale “Meriam l’apostata” era stata condannata a morte per impiccagione e a 100 frustate per aver abbandonato l’Islam ed essersi convertita al cristianesimo.

La donna, figlia di padre musulmano, ha sposato un cristiano, Daniel Wani, cittadino americano. Da febbraio si trovava in carcere mentre il mondo intero si mobilitava attraverso appelli dei governi, raccolte di firme e il lavoro incessante di organizzazioni internazionali per la sua liberazione.

Due giorni fa la Corte d’Appello ha annullato la sentenza ispirata alle leggi della Sharia perché in contrasto con la Costituzione sudanese, che garantisce la libertà religiosa. Ora gli Usa sono in contatto con le autorità sudanesi “per garantire che possano partire rapidamente e in sicurezza dal Sudan” ma il futuro della famiglia è ancora incerto.