Meriem, padovana scomparsa: fa la cyber-jihadista per Isis

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Novembre 2015 19:55 | Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2015 19:55
Meriem, padovana scomparsa: fa la cyber-jihadista per Isis

Meriem, padovana scomparsa: fa la cyber-jihadista per Isis

PADOVA – Da luglio scorso non si hanno più notizie di lei. Meriem Rehaily, 19 anni residente ad Arzergrande, in provincia di Padova, sarebbe scomparsa da casa per unirsi all’Isis. E’ stata lei a farlo sapere via social network: “Faccio logistica, qui mi sento utile. Noi siamo terroristi e il fatto di atterrirvi è parte della nostra fede”.

Meriem è un “soldato della cyber-jihad”, fa parte dell’esercito di combattenti che porta avanti la guerra santa tecnologica del Califfato di Abu Bakr al Baghdadi. Il suo nome di battaglia è Sorella Rim ed è finita persino nel mirino di Anonymous, il collettivo di hacker che all’indomani degli attentati di Parigi ha deciso di stanare i jihadisti sul web.

“Ho sostenuto il mio Stato davanti a un computer e non tornerò indietro. Se dovessi essere costretta lo farò anche sul campo”, è il messaggio terrificante diffuso sui social da Meriem. Per la famiglia però è stata plagiata. La mamma, Roudani Rehaily, la descrive come una ragazza tutta scuola e famiglia.

Eppure già a gennaio era stata oggetto di segnalazioni delle forze dell’ordine. Era inoltre ritenuta responsabile della diffusione in rete, a fine maggio, dell’appello alle cellule dormienti con l’indicazione di 10 bersagli umani da colpire, tra i quali il questore di Firenze, Raffaele Micillo, e l’ex comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli.

Secondo il padre sarebbe stata arruolata al telefono. Disperato l’uomo ha raccontato a Piazza Pulita:

“Si comportava in modo strano da due o tre mesi. Si chiudeva in camera, diceva che doveva studiare. Ma stava sempre con il telefono in mano […] Ma che sia finita nell’Isis è incredibile. Non è la sua strada, nella nostra famiglia non si è neppure mai parlato di Isis o di Siria. I miei figli sono nati e cresciuti qui, hanno una cultura italiana, parlano solo l’italiano. Siamo musulmani ma rispettiamo tutte le religioni e le regole di questo paese. E comunque bombardare e uccidere è terrorismo, non posso credere che sia finita lì”.