Messico, Danna uccisa a 16 anni e poi data alle fiamme. Il procuratore: “Era piena di tatuaggi”

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Agosto 2020 13:04 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2020 13:04
Messico, Danna uccisa a 16 anni e poi data alle fiamme. Il procuratore: "Era piena di tatuaggi"

Messico, Danna uccisa a 16 anni e poi data alle fiamme. Il procuratore: “Era piena di tatuaggi” (Foto Ansa)

In Messico una ragazza di 16 anni, Danna Mariam Reyes, è stata uccisa e poi il suo corpo dato alle fiamme. Il procuratore: “Era piena di tatuaggi”

Danna Mariam Reyes aveva solo 16 anni: è stata uccisa, bruciata viva, da tre quasi coetanei: due ragazzi e una ragazza. Una scena atroce ripresa da alcune telecamere di sicurezza della zona, a Mexicali, nella Bassa California, Messico. E che ha scatenato una grande rivolta social sotto l’hashtag #JusticiaParaDanna. 

L’omicidio

L’omicidio è avvenuto il 22 agosto scorso. Intorno alle 15 tre giovani tra i 18 e i 25 anni hanno appiccato il fuoco a quello che, in apparenza, sembrava una coperta per terra. 

Alcune ore dopo i residenti della zona hanno chiamato la polizia per denunciare l’incendio divampato. 

Ma quando i vigili del fuoco hanno spento le fiamme è apparso il corpo di Danna Mariam Reyes, 16 anni. Il cadavere della ragazza è stato portato in obitorio, e qui la famiglia lo ha dovuto identificare. 

In base alla autopsia effettuata dal medico legale, c’erano ustioni sul 45% del corpo. Tutte erano avvenute post mortem. Sul corpo di Danna c’erano anche lesioni, ferite e contusioni provocate da un coltello. Secondo l’autopsia Danna sarebbe morta accoltellata. 

L’omicidio della ragazza ha scatenato un’ondata di indignazione, in un Paese, il Messico, già duramente colpito dal fenomeno dei femminicidi. 

Il procuratore: “Era piena di tatuaggi”

A finire nel mirino delle critiche anche il procuratore della Bassa California (Messico), Guillermo Ruíz Hernández, che ha sottolineato che Danna “aveva tatuaggi ovunque”. Quasi fosse una giustificazione per il suo assassinio. Da qui una grande ondata di indignazione sui social, ma non solo. (Fonti: Diario de Yucatan, Twitter, UnoTv)