Messico, italiani scomparsi: indagati 33 poliziotti. E spunta la pista del narcotraffico

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 febbraio 2018 7:22 | Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2018 23:57
Messico, italiani scomparsi: indagati 33 poliziotti. E spunta la pista del narcotraffico

I tre italiani scomparsi in Messico

CITTA’ DEL MESSICO – In Messico 33 poliziotti di Tecalitlan, nello Stato di Jalisco, sono finiti sotto inchiesta nell’ambito delle indagini sulla scomparsa dei tre italiani Raffaele Russo, suo figlio Antonio Russo e suo nipote Vincenzo Cimmino, di cui non si hanno notizie dal 31 gennaio.

I tre uomini, originari di Napoli, nel Paese centramericano svolgevano attività di import-export di generatori elettrici,  Repubblica. spiega

Nell’ultimo messaggio vocale inviato ai familiari, localizzato proprio nella zona di Tecalitlan (a 700 chilometri da Città del Messico), Antonio e Vincenzo avevano detto di essere stati fermati dalla polizia. Da lì erano partite le accuse dei familiari in Italia, che avevano puntato il dito contro le autorità locali.

I parenti di Russo e Cimmino, però, non sono soddisfatti. Contestano il fatto che le autorità messicane abbiano chiesto a Roma un controllo penale su sei cittadini italiani tra i quali anche i tre napoletani scomparsi. Gli inquirenti messicani puntano la loro attenzione su appartenenti al cartello criminale “Jalisco new generation” che controlla alcune aree della zona e con cui i tre italiani, secondo le autorità locali, potrebbero essere entrati in contatto.

“La procura di Guadalajara indugia su dicerie legate agli interessi dei nostri cari in Messico per coprire il loro insuccesso e la situazione di stallo nelle operazioni di ricerca”, denunciano i familiari. “Il procuratore di Guadalajara in Messico è a conoscenza di questo caso fin dal primo giorno e, anziché attivarsi nelle ricerche facendo tesoro delle nostre indicazioni riguardanti il coinvolgimento della polizia locale, continua a concentrarsi sui precedenti di Raffaele Russo, di suo figlio Antonio e di suo nipote Vincenzo Cimmino. Raffaele, siamo costretti a ripeterlo sperando di non doverlo fare più, è solo un ambulante, un ‘magliaro’, non un camorrista e meno che mai un narcotrafficante”.

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