Messico, “italiani scomparsi sono vivi”, dice l’avvocato della famiglia

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 marzo 2018 8:00 | Ultimo aggiornamento: 31 marzo 2018 0:58
I tre italiani scomparsi in Messico "sono vivi", dice l'avvocato

I tre italiani scomparsi in Messico

NAPOLI – I tre italiani scomparsi in Messico il 31 gennaio sono vivi: ne è convinto l’avvocato Claudio Falleti, che rappresenta le famiglie dei tre, Raffaele Russo, il figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino.  Secondo il legale, “i tre commercianti napoletani sono vivi e l’attività investigativa si sta muovendo in questa direzione”.

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I tre uomini erano andati in Messico, dove tra l’altro viveva già un loro congiunto, per vendere dei generatori elettrici. Il mese scorso quattro poliziotti di Tecalitlan, la località dello Stato di Jalisco dove i tre sono spariti, sono stati arrestati per averli “consegnati” a un’organizzazione criminale. Già rinviati a giudizio, per loro è scattato un anno di carcere preventivo. Gli agenti hanno confessato ma non hanno rivelato il nome della banda alla quale gli italiani sono stati dati né a quale prezzo.

La zona di Jalisco è nota per i rapimenti lampo, specie di stranieri, ad opera di bande vicine ai narcotrafficanti. Secondo la famiglia dei tre napoletani, i loro cari sarebbero stati venduti dai poliziotti che li avevano bloccati.

“La missione – ha riferito il legale prendendo parte ad un incontro alla Farnesina per fare il punto sulla missione della settimana scorsa in centro America della delegazione italiana guidata dal sottosegretario agli Esteri Enzo Amendola – si è svolta su tre livelli: politico, giudiziario e investigativo. Amendola ha prima incontrato il suo omologo messicano, poi ha avuto contatti con la procura di Guadalajara e con il vice governatore dello stato di Jalisco. Noi – ha detto ancora l’avvocato Falleti – dopo oltre 60 giorni di buio, chiediamo al nostro ministero dell’Interno che si attivi per ottenere l’invio di investigatori italiani sul posto”.

Alla Farnesina, insieme all’avvocato, erano presenti Francesco Russo, figlio di Raffaele Russo, e altri familiari dei tre. “Alle controparti messicane sono state ribadite l’importanza che il governo attribuisce alla vicenda e l’urgenza di fornire al più presto notizie ed elementi certi alle famiglie” dei connazionali scomparsi in Messico, “richiedendo al riguardo massime rassicurazioni sull’impegno profuso dalle Autorità locali per risolvere rapidamente il caso”, si legge in una nota diffusa dalla Farnesina.