Messico: 59 morti trovati nelle “narco-fosse” nel giorno delle proteste contro la criminalità

Pubblicato il 7 Aprile 2011 7:56 | Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2011 8:30

CITTA’ DEL MESSICO – Cinquantanove cadaveri in otto ‘narco-fosse’ in un ranch nello stato di Tamaulipas, vicino agli Usa: è il macabro annuncio coinciso in Messico con le manifestazioni organizzate in una quarantina di città per protestare contro i narcotrafficanti ed esigere dal governo una lotta più efficace contro i signori della droga. I 59 corpi, buttati dentro otto ”fosse clandestine” in un ranch di San Fernando, sono state scoperte durante un’operazione congiunta delle forze della sicurezza locali e federali, hanno precisato i media locali, senza escludere che il numero delle vittime possa alla fine essere superiore.

Vicino San Fernando già lo scorso agosto le autorità avevano scoperto i cadaveri di 72 migranti dell’America centrale e del Sud, che secondo un testimone erano stati uccisi da membri del cartello del narcotraffico Zetas. Sempre nell’area del ranch sono state liberate 5 persone tenute prigioniere mentre 11 uomini sono stati arrestati, hanno precisato gli investigatori, che stanno verificando se le persone uccise fossero alcuni degli immigranti clandestini sequestrati giorni fa, non lontano dalla zona, mentre erano a bordo di un autobus diretto verso la frontiera con gli Stati Uniti.

A seguito della denuncia del sequestro, i responsabili di alcune linee di autobus che coprono la rotta verso gli Stati Uniti avevano deciso di sospendere il servizio. Mentre la notizia delle ‘narco-fosse’ rimbalzava tra i media, il presidente Felipe Calderon ha ”energicamente condannato” il massacro, definendo ”vigliacchi gruppi criminali, responsabili della violenza nel nostro paese, in particolare a Tamaulipas”. Il ritrovamento dei cadaveri è di fatto coinciso con la chiusura di una grande marcia di protesta nel paese – così come in alcune capitali estere – contro i cartelli della droga e per chiedere maggior efficacia nella lotta anti-narcos al governo Calderon.

Nella capitale e in circa altre 35 città del paese migliaia di messicani vestiti di bianco hanno protestato, urlando ‘siamo stufi’, ‘basta sangue’, ‘nemmeno un altro morto’. La manifestazione è stata organizzata dallo scrittore e poeta Javier Sicilia, che qualche giorno fa ha perso il figlio 24/enne ammazzato dai sicari dei cartelli della droga. A seguito dell’uccisione del ragazzo, che è stato prima torturato e poi asfissiato dai narcos, Sicilia ha scritto una poesia, intitolata ‘Il mondo non è più degno di parola’, precisando che, proprio a seguito della perdita del figlio, avrebbe smesso di scrivere.