Messico, napoletani scomparsi. I quattro poliziotti confessano: “Li abbiamo consegnati ai narcos”

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 marzo 2018 10:47 | Ultimo aggiornamento: 5 marzo 2018 10:47
Hanno confessato i quattro poliziotti messicani arrestati per la scomparsa di tre commercianti napoletani

Hanno confessato i quattro poliziotti messicani arrestati per la scomparsa di tre commercianti napoletani

CITTA’ DEL MESSICO – Hanno confessato i quattro poliziotti arrestati in Messico per la scomparsa dei tre italiani Raffaele Russo, suo figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino. I quattro agenti, tre uomini e una donna, avrebbero venduti i commercianti ad una banda di criminali locali per pochi euro.

Gli agenti di Tecalitlan, la località dello stato di Jalisco dove i tre napoletani sono spariti il 31 gennaio scorso, sono stati rinviati a giudizio, e per loro è scattato un anno di carcere preventivo. Hanno confessato ma non hanno rivelato il nome della banda alla quale gli italiani sono stati dati né a quale prezzo. La zona di Jalisco è nota per i rapimenti lampo, specie di stranieri, ad opera di bande vicine ai narcotrafficanti in cambio di denaro.

Secondo la famiglia dei tre napoletani, i loro cari sarebbero stati venduti dai poliziotti che li avevano bloccati per “43 euro”, “14 euro a persona”, denunciano i parenti, che da giorni vivono nell’angoscia e oggi hanno rivolto un appello al governo italiano a “muoversi”.

La Farnesina ha confermato l’arresto dei quattro poliziotti e ha ribadito di seguire il caso “con la massima attenzione” attraverso l’ambasciata d’Italia in Messico, che lavora in stretto raccordo con le autorità locali.

Il punto essenziale da capire ora è a chi siano stati venduti i tre italiani e dove si trovino in questo momento. A Jalisco, ma anche negli Stati di Michoacan e Colima, proseguono serrate le ricerche con l’uso di unità cinofile. La procura locale, che quattro giorni fa ha ricevuto il responsabile italiano dell’Interpol, punta sulla  Jalisco Nueva Generacion, una banda che controlla alcune aree della zona e con cui i tre italiani potrebbero essere entrati in contatto.

Una delle ipotesi è che i tre commercianti abbiano venduto generatori elettrici fabbricati in Cina spacciandoli per tedeschi. I familiari dei tre, però, smentiscono le voci, bollandole come “dicerie” e difendono i lori cari ribadendone l’assoluta estraneità a organizzazioni di narcotrafficanti. Sono “brave persone”, “semplici venditori ambulanti” che si trovavano in Messico per lavorare.