Michelle Carter istigò il fidanzato Conrad Roy al suicidio: Hbo realizza documentario “I Love You, Now Die”


Pubblicato il 13 luglio 2019 6:06 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2019 22:50
michelle carter processo

Michelle Carter durante il processo

ROMA – “Bevi candeggina. Impiccati. Salta da un edificio. Accoltellati. Non lo so”. Questi i modi suggeriti in un messaggio da Michelle Carter al 18enne Conrad Roy III per suicidarsi e lui, depresso cronico, nel 2014 si era poi tolto la vita.

Carter, colpevole di aver indotto il fidanzato al suicidio per mezzo di alcuni sms è stata condannata a 30 mesi di reclusione, metà da trascorrere in un carcere del Massachusetts e l’altra metà in libertà condizionata.

Il caso è al centro di un nuovo documentario prodotto da HBO: “I Love You, Now Die” che rivela come Carter avesse frequentato Roy per due anni ma, nonostante avessero scambiato migliaia di messaggi, nel corso della relazione si erano incontrati di persona solo cinque volte. In più occasioni avevano parlato di suicidio e in un messaggio Carter scriveva:”Bevi candeggina. Impiccati Salta da un edificio. Accoltellati Non lo so. Ci sono molti modi”.

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E Roy alla fine si tolse la vita inalando, a bordo della sua auto, del monossido di carbonio. Il processo a Carter è il punto focale della prima parte del documentario HBO mentre la seconda esamina la ragazza e i suoi problemi. Ad attrarre i due giovani era stata la depressione cronica e il tentato suicidio di entrambi, nei messaggi scrivevano, in più occasioni, di voler porre fine alla loro vita. Un messaggio inviato da Carter a un amico, mesi dopo il suicidio, è stato quello che ha avuto maggiore impatto sul caso:”La sua morte è colpa mia, onestamente, avrei potuto fermarlo”.

Inizialmente Roy era spaventato all’idea di morire ed era uscito dalla macchina. La fidanzata lo ha però costretto a tornare indietro, come è emerso dallo scambio di messaggi avvenuti tra i due. In altri messaggi sembrava anche incoraggiare Roy ma il più delle volte sembrava raccontare vere e proprie menzogne. Ha fatto sue delle frasi della serie tv Glee, scrivendo a Roy ad esempio, di aver visto il diavolo davvero “molte volte”.

Ma Carter è una vittima o una criminale? E’ questa la domanda che tuttavia nel documentario non trova una risposta. “E’ una storia semplice da proporre: Michelle Carter era una bella regina di ghiaccio che per diventare famosa aveva deciso di uccidere un ragazzo” ha detto il direttore del progetto, Erin Lee Carr. “Sapevo che non sarebbe stato corretto ma è stata la tesi esposta dall’accusa” ed è al centro della prima parte del documentario. La seconda parte riguarda la difesa di Carter e presenta alcuni fatti meno noti sulla giovane donna, colpevole di omicidio colposo e che verrà rilasciata entro un anno.

La sentenza è stata emessa dal giudice nonostante non ci fossero prove concrete di quanto accadde il giorno in cui Conrad Roy III si tolse la vita. La prova schiacciante contro Carter, che all’epoca aveva 17 anni fu la sua affermazione in un messaggio, due mesi dopo la morte del giovane, in cui gli diceva di rientrare nel veicolo sapendo che era pieno di monossido di carbonio. Carr sottolinea che in questa prova ci sono tuttavia dei gravi difetti. In un’intervista all’Associated Press ha detto:”Michelle Carter ha un sacco di problemi e mente per attirare all’attenzione. Come possiamo fidarci che ciò che ha scritto sia realmente accaduto?”.

Carter non ha risposto a questa domanda, dato che né lei né la famiglia hanno accettato di parlare con Carr, come d’altra parte la famiglia di Roy. Nel ricorso, la difesa ha scritto che Roy si sarebbe tolto la vita con o senza l’influenza di Carter:”Roy si è suicidato dopo diversi anni di lotte personali che non possono essere attribuite a Carter, come si evince da oltre 1.800 pagine delle cartelle cliniche”. “I grandi problemi di Roy includevano il divorzio dei genitori, violenti abusi da parte del padre che, a volte, richiedevano cure mediche di emergenza, grave ansia e depressione, ospedalizzazioni per depressione e idee suicide, difficoltà croniche a scuola, l’improvvisa decisione di non frequentare l’università e l’uso di droghe”.

“Ancora più importante, molto tempo prima che Carter facesse qualsiasi cosa che potesse essere interpretata come un incoraggiamento a togliersi la vita, Roy ha sofferto di costanti idee suicide e ha ripetutamente tentato di il suicidio”.

Fonte: Daily Mail