Militari italiani: l’ultimo attentato subito in Somalia. In Iraq e Siria ce ne sono 1100

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 10 Novembre 2019 18:02 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2019 20:40
Militari italiani: l'ultimo attentato subito in Somalia il 30 settembre. In Iraq ce ne sono 1100

Militari Italiani in missione nella foto d’archivio Ansa

ROMA – Prima di quello in Iraq del 10 novembre, l’ultimo attentato contro i militari italiani impegnati nelle missioni all’estero è dello scorso 30 settembre in Somalia e anche in quell’occasione è stato uno Ied, un ordigno esplosivo artigianale, a colpire i nostri soldati. Tre i militari feriti: due dell’Esercito e un carabiniere, nessuno grave.

L’attentato è avvenuto a Mogadiscio in una giornata in cui gli Al Shabaab, la formazione terroristica legata ad Al Quaeda, hanno lanciato un attacco coordinato impegnando attentatori suicidi e miliziani armati per penetrare nella base di Baledogle, dove sono presenti truppe speciali americane e da dove partono i droni impegnati nei raid aerei.

L’esplosione ha coinvolto due mezzi blindati Vtlm Lince, appartenenti ad un convoglio di 3 mezzi italiani che stavano rientrando da un’attività addestrativa in favore delle forze di sicurezza somale. I militari italiani in Somalia operano nell’ambito della missione europea (Eutm), finalizzata al rafforzamento del Governo Federale di Transizione somalo, attraverso la consulenza militare a livello strategico alle istituzioni di difesa somale e l’addestramento militare.
L’attuale contributo nazionale prevede un impegno massimo di 123 militari e 20 mezzi terrestri.

Iraq e Siria: 1100 militari italiani in missione anti Isis.

I cinque militari italiani rimasti feriti in Iraq sono impegnati nella missione ‘Prima Parthica’ / Inherent Resolve’, l’operazione della coalizione multinazionale contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq cui partecipano 79 paesi e 5 Organizzazioni internazionali.

Il contributo italiano alla missione, iniziata il 14 ottobre 2014, prevede un impiego massimo di 1.100 militari, 305 mezzi terresti e 12 mezzi aerei. La missione prevede in particolare l’addestramento delle forze di sicurezza curde ed irachene – con il personale italiano dislocato tra Erbil, nel Kurdistan iracheno, e Baghdad – la ricognizione aerea con i droni e attività di rifornimento carburante in volo per i velivoli della coalizione. Ad Erbil opera il personale dell’Esercito nell’ambito del ‘Kurdistan Training Coordination Center’ il cui comando è attribuito alternativamente per un semestre all’Italia e alla Germania.

A Baghdad e a Kirkuk – dove oggi c’è stato l’attentato – sono invece impegnati gli uomini delle forze speciali, appartenenti a tutte le forze armate italiane, che hanno il compito specifico di addestrate i militari iracheni del ‘Counter Terrorism Service (Cts) e le forze speciali e di sicurezza curde. Nella capitale irachena sono poi dislocati altri 90 militari nell’ambito della ‘Police task force Iraq’, che ha il compito di addestrare i poliziotti iracheni che devono operare nelle zone liberate dall’Isis.

Per quanto riguarda infine l’impegno dei mezzi aerei, 4 elicotteri da trasporto Nh90 sono schierati ad Erbil mentre in Kuwait sono schierati i Boeing Kc 767 A, gli Eurofighters e i Predator. A questi velivoli è affidato il compito di rifornimento in volo e sorveglianza del territorio.

Le forze dei vari Paesi che aderiscono alla coalizione operano in base a due risoluzioni dell’Onu: la numero 2170 del 15 agosto 2014 e la numero 2178 del 27 settembre 2014, sulla base della richiesta di soccorso presentata il 20 settembre 2014 dal rappresentante permanente dell’Iraq presso l’Onu al Presidente del Consiglio di Sicurezza. (Fonte Ansa).