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Miliziani italiani dell’Isis: sono 130, anche donne e bambini. Chi sono?

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Miliziani italiani dell’Isis: sono 130, anche donne e bambini. Chi sono?

DAMASCO – Sono 130 i nomi di miliziani italiani dell’Isis, profilati in tre anni di indagini dal ministero degli Interni e dagli 007. Molti sono già noti al pubblico perché oggetto di indagini della magistratura, ma almeno una ventina sono nomi nuovi.

Sono tutti schedati in un database che riporta nomi, foto, provenienza, le droghe che usano e se soffrono di disturbi psichiatrici o altre malattie. Il profilo tipo del foreign fighter italiano è maschio, 35 anni, senza precedenti, convertito all’Islam e proveniente dal Nord Italia. Lì infatti si trovano i principali hub del Califfato in Italia: Lecco, Como, Erba, Bologna, Veneto. Ma ci sono anche donne e bambini.

Alcuni sono già morti, spesso sono adolescenti, come il genovese Giuliano Del Nevo o il bresciano Anas el Abboubi. La preoccupazione però è per i vivi: chi è sopravvissuto potrebbe decidere di tornare in Italia, anche per sottrarsi alla cattura da parte dell’autorità siriane, curde, irachene e turche. Lì è prevista la pena di morte. Ma con quali intenzioni potrebbero rientrare e quali conseguenze dovranno affrontare?

Marta Serafini sul Corriere della Sera si sofferma su donne e bambini:

Tra i files non mancano le donne, compresa Maria Giulia Sergio alias Fatima indicata come ancora «attiva» insieme al marito, l’albanese Aldo Kobuzi, che nel giugno 2016 ha passato il confine tra la Siria e la Turchia. Stessa dicitura per Valbona Berisha, la casalinga albanese di 34 anni di Barzago partita per la Siria a fine 2014 con il figlio Alvin di 6 anni, senza che il padre Afrimm ne sapesse nulla. Oltre agli adulti, nel database rientrano i casi di minori, inghiottiti dalla guerra siriana dopo che le madri o i padri li hanno trascinati nel loro viaggio. Tra questi c’è anche Ismail David Mesinovic, 6 anni, scomparso dopo che il padre Ismar se l’è portato in Siria a insaputa della madre Lidia Herrera. «C’è stata un’indagine della procura di Belluno ma è tutto archiviato. E ora nessuno cerca più mio figlio», si dispera ancora oggi la donna.

Mancano all’appello anche Ismail di 8 anni, Ossama di 6 anni e S’ad di 4, figli di Alice Brignole, alias Aisha, e Mohamed Koraichi, partiti da Bulciago in provincia di Lecco nel marzo 2016. Le ultime foto dal profilo WhatsApp della madre, dopo la denuncia di scomparsa della nonna Fabienne Schirru, li davano a Raqqa, in tuta mimetica, nascosti in una grotta buia, mentre inneggiavano ad Allah con l’indice rivolto verso il cielo. Poi anche di loro, come conferma il procuratore di Milano Francesco Cajani, si sono perse le tracce.Fa parte della categoria dei minori inghiottiti dal Califfato, anche A. di 10 anni, figlio di Ahmed Taskour, l’impiegato marocchino partito da Bresso per l’Iraq nel dicembre 2014. E che una volta arrivato nel Califfato ha prestato il figlio alla macchina di propaganda dell’Isis, con il risultato che l’ultima traccia di A. sono i fotogrammi di un video, in cui, occhio fisso di fronte alla telecamera, lo si può vedere inneggiare allo Stato Islamico. Ma anche di Taskour e della sua famiglia, a distanza di un anno, come conferma il pm Enrico Pavone, non si hanno più notizie.

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