Libia, Misurata “città martire”: si muove la macchina degli aiuti

Pubblicato il 13 Aprile 2011 23:22 | Ultimo aggiornamento: 13 Aprile 2011 23:23

BENGASI – Il mondo si mobilita per la ”città martire di Misurata”, l’enclave controllata dai ribelli libici che si oppongono a Muammar Gheddafi, nel conflitto tra Tripoli e Bengasi che rischia di scatenare una emergenza umanitaria per oltre 3 milioni e mezzo di persone, denuncia Ban Ki-moon.

Dalla capitale degli insorti, intanto, ogni giorno partono battelli diretti a ovest, carichi di aiuti: mercoledì 13 aprile è stata la volta della Ionan Spirit, messa in acqua dall’organizzazione internazionale dei migranti, che evacuerà nelle prossime 24 ore almeno un migliaio di persone. ”Misurata è una città martire, un disastro, una strage. Gli aiuti umanitari sono una priorità, riconosciuta durante il vertice di Doha”, ha detto  il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sottolineando che quello per fermare il massacro a Misurata è uno degli importanti passi avanti riconosciuti nel corso del gruppo di contatto.

Dal vertice è partita la denuncia del segretario generale dell’Onu: ”Nella peggiore delle ipotesi, fino a 3,6 milioni potrebbero aver bisogno di aiuto umanitario” in Libia, praticamente la metà della popolazione. Pere impedire questa emergenza, ”è fondamentale” che la comunità internazionale resti unita e ”parli con una sola voce”, ha tuonato Ban Ki-moon.

Soddisfatti i ribelli, che per bocca del portavoce Abdel Ghogha hanno espresso compiacimento per gli ”eccezionali risultati” del vertice. Bengasi coglie l’occasione per smussare le critiche alla Nato: le bombe che hanno fatto strage anche tra i ribelli sono state lanciate contro forze, quelle di Gheddafi, che usano scudi umani. E mentre la diplomazia internazionale preme sull’acceleratore, le organizzazioni umanitarie non restano con le mani in mano: stamani, come preannunciato, è attraccata nel porto di Bengasi la Ionan Spirit dell’Oim. Il battello, un traghetto, ha caricato aiuti e poi è partito alla volta di Misurata.

Tripoli sembra aver deciso di chiudere gli occhi, se non addirittura collaborare: ”I precedenti contatti con l’ufficio del governo sono stati molto positivi e all’insegna della cooperazione”, ha spiegato Jeremy R.A. Haslam, dell’unità di crisi dell’Oim a Bengasi. Il rais, in parole povere, ha dato il proprio sì all’operazione. A Misurata, la Ionan farà salire a bordo circa mille persone, in gran parte lavoratori stranieri rimasti intrappolati in città, provenienti dall’Africa occidentale, ma anche dal Bangladesh.

Nel porto della ”città  martire”, sono accampati ”in migliaia”, sottolinea la Croce rossa internazionale. Si tratta di ”circa 6.500 stranieri accampati in condizioni igieniche drammatiche”. Il conflitto intanto prosegue il suo corso anche nel resto del paese. Un attacco aereo della Nato ha distrutto un deposito di munizioni nei pressi di Tripoli, secondo quanto hanno reso noto fonti dell’Alleanza. Gli aerei della Nato, inoltre, hanno compiuto attacchi su Al-Aziziya, 55 km. a sud-ovest di Tripoli, e Sirte, sulla costa, stando alla tv governativa Al Jamahiriya. Ai raid continuano a partecipare anche aerei americani, come ha ufficialmente confermato il Pentagono.