Una “nave piena di sangue”: il racconto dei passeggeri della flottiglia diretta a Gaza

Pubblicato il 1 Giugno 2010 20:37 | Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2010 21:01

La Mavi Marmara

Una “nave piena di sangue”: è una delle più agghiaccianti immagini tra quelle descritte dai passeggeri a bordo delle imbarcazioni dirette a Gaza prese d’assalto ieri notte dalla Marina israeliana. Alcuni degli attivisti sono stati rimpatriati e hanno potuto raccontare.

Come Nilufer Cetin, una donna turca che viaggiava con suo figlio di un anno, il più giovane passeggero del traghetto Mavi Marmara. “La nave era piena di sangue. Ho visto persone ferite, qualcuno in maniera leggera, alcuni più gravi”, ha raccontato una volta giunta a Istanbul, questa mattina. Gli uomini dell’equipaggio non sono stati feriti – ha aggiunto – perché i soldati israeliani avevano bisogno di loro per portare la nave in porto”.

Cetin con il suo bambino si è rifugiata in cabina durante l’attacco: “Con mio figlio siamo rimasti in cabina a giocare mentre fuori si sentivano gli spari… Mi hanno lasciata libera – ha concluso – perché avevo il bambino, ma hanno sequestrato tutti i nostri oggetti, compresi i telefoni cellulari e i computer portatili”. “Gli israeliani hanno attaccato in modo indiscriminato – ha riferito la cineasta brasiliana Iara Lee, che era a bordo di una delle imbarcazioni attaccate – Ci aspettavamo che sparassero in aria, o alle gambe, per terrorizzare i membri della Freedom Flotilla, e invece ci siamo subito resi conto che sparavano per uccidere, ad altezza d’uomo, mirando alla testa”.

Molte delle testimonianze fornite dalle persone rimpatriate concordano inoltre sul fatto che gli attivisti a bordo delle navi prese d’assalto non fossero armati: lo assicura un cameraman della tv al Jazira che si trovava a bordo dell’imbarcazione greca presa di mira assieme a quella turca dalla marina di Israele.

“Gli organizzatori della flotta sono stati sempre molto vigili nell’assicurarsi che nessuno avesse con sé armi, per evitare di provocare eventuali scontri con gli israeliani – ha raccontato Issam Zaatar rientrato a Bruxelles – Gli israeliani non hanno distinto tra giornalisti e attivisti e hanno usato fumogeni, bombe acustiche, ci hanno picchiato e presi a calci”.

Alcuni racconti sollevano inoltre dubbi sul numero delle vittime dell’attacco: secondo due parlamentari tedesche della Linke, Inge Hoeger e Annette Groth, potrebbe essere fino a 19 invece di nove come fino ad ora riportato. E’ stato “un atto barbaro – hanno detto in conferenza stampa dopo essere rientrate a Berlino – ci siamo sentite sequestrate, come se fossimo in guerra”, hanno detto.

Tra i francesi Youssef Ben Derbal è il solo dei circa dieci attivisti ad essere stato espulso dalle autorità israeliane e rimpatriato questa mattina a Parigi, gli altri sono tutti in prigione nel sud dello Stato ebraico. Ben Derbal, membro del collettivo filo-palestinese Cbsb, ha descritto l’attacco “simultaneo” del commando “armato fino ai denti”. “Hanno preso possesso della nave – ha detto – il loro obiettivo era il ponte di comando ma noi l’abbiamo protetto con le unghie e con i denti”.