Shalit liberato, in cambio scarcerati 477 palestinesi

Pubblicato il 18 ottobre 2011 8:19 | Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2011 11:29
Gilad Shalit

Gilad Shalit

IL CAIRO – È tornato in libertà Gilad Shalit, il soldato israeliano rapito nel giugno 2006 da un commando palestinese in un blitz sul confine tra lo Stato ebraico e la Striscia di Gaza, e diventato in questi cinque anni di prigionia il simbolo della tensione in Medioriente. E mentre il giovane israeliano è stato condotto prima in Egitto e poi in Israele, in cambio il governo di Gerusalemme ha stipato tre convogli di 133 detenuti palestinesi, rimessi in libertà in Cisgiordania. Un altro convoglio con 147 detenuti è arrivato invece al valico di Kerem Shalom, situato nei pressi della Striscia di Gaza. In totale, sono stati rimessi in libertà da Israele 477 detenuti, tra cui 27 donne.

Durante la sua prigionia il caporale israliano Ghilad Shalit ha sempre pensato che sarebbe stato liberato, e una settimana fa fa ha sentito che lo avrebbero rilasciato. Lo ha detto lui stesso alla tv egiziana, nella prima intervista dopo il rilascio ripresa dai media internazionali, aggiungendo di essere in buona salute.

Gilad Shalit è stato trasferito in Egitto attraverso il valico di Rafah, per poi fare rientro in Israele. Ad accoglierlo il premier Benjamin Netanyahu e i suoi familiari , che fin dalle prime ore del giorno lo hanno atteso presso la base area di Tel Nof, nel sud del paese. Shalit è stato catturato nel giugno 2006 da un commando palestinese in un blitz sul confine tra lo Stato ebraico e la Striscia di Gaza.

In passato c’erano stati numerosi tentativi di ottenere la liberazione di Shalit, che oggi ha 25 anni. Era stata avviata anche una trattativa, ma ben presto si è arenata. La questione era finita anche davanti alla Corte Suprema israeliana. Lo stallo delle trattative è stato superato solo il 12 ottobre scorso, quando è stato dato l’annuncio del raggiungimento di un accordo per la liberazione del soldato, in cambio della quale il governo israeliano ha dato il suo assenso alla scarcerazione di un migliaio di palestinesi reclusi nelle carceri israeliane.